Una prima grande modalità di esercitare la carità può consistere nel dedicarci reciprocamente un ascolto accogliente e gratuito. Siamo ancora “dentro” il tempo della pandemia che suscita in ciascuno di noi domande e riflessioni, sentimenti ed emozioni, inquietudini e speranze, intuizioni e piste di cambiamento. La pandemia ci ha costretto a confrontarci con le esperienze più drammatiche della vita: la sofferenza, il dolore, la solitudine, l’incertezza del futuro e la morte. La comunità può proporsi come luogo di condivisione, rielaborazione e ricerca di senso. Il donare e ricevere le nostre narrazioni diventa un gesto di carità: offriamo agli altri una parte importante di noi e ci decentriamo partendo dal punto di vista degli altri. Ci ospitiamo vicendevolmente, nelle storie e nei racconti, convinti che solo insieme possiamo desiderare e costruire l’orizzonte verso cui muoverci. La Chiesa, continuamente generata dalla Parola e dall’Eucaristia, si offre a tutti nella dimensione della comunione: insieme siamo la Chiesa a servizio delle persone e del nyostro territorio. L’ascolto ci permetterà anche di non ripristinare meccanicamente le impostazioni di prima; di evitare definizioni frettolose su questo tempo, presumendo di averlo già compreso pienamente; di avviare dei processi di maturazione e di ripensamento ecclesiale. Proprio il desiderio di un profondo ripensamento ecclesiale, nei mesi scorsi aveva aperto il discernimento sull’opportunità di un Sinodo diocesano, trova in questo tempo da non subire, un terreno ricco di domande e provocazioni. Come cristiani sappiamo che c’è un tempo cronologico, kronos, segnato dal calendario e dall’orologio e un tempo che potremmo definire spirituale, il kairos, la trasformazione del tempo cronologico in “occasione”, “opportunità” e “grazia”. Senza programmarlo, ci siamo trovati in un tempo sospeso che richiede un profondo ripensamento. In questo momento essere fedeli alla storia ci porta dentro le domande che il Sinodo sottintendeva: quali speranze coltiviamo? Quale volto di Chiesa desideriamo? Quale parola buona e inaudita annunciamo? Ricentrandoci sul Battesimo questo tempo ci permette di gustare l’assenza e di nutrire l’attesa, in modo da farlo diventare generativo e fecondo.
“La carità nel tempo della fragilità”.