Come il vento di questi giorni spazza via le nubi o le possibili foschie lasciando un cielo più terso e più vero perché libero da tanto inquinamento, così è stato anche il periodo Covid per i nostri cammini di fede, specialmente quelli pubblici e comunitari. E nemmeno il cammino di catechesi, che modernamente ora si chiama Iniziazione Cristiana, è stato esente da questo soffio forte che ha scoperchiato tante cose e resi più visibili convinzioni e motivazioni, ma anche, vogliamo essere sinceri, ambiguità e incertezze. Per ripartire con il piede giusto non possiamo non tenerne conto e assumere ciò che abbiamo scoperto con rinnovata consapevolezza. Cosa abbiamo acquisito? 1. Anzitutto che l’Iniziazione Cristiana è un’esperienza primariamente famigliare. Non solo perché sono coinvolti i genitori in alcuni incontri in parrocchia ma perché il cammino di fede dei figli, a partire già dal sacramento del battesimo, trova in famiglia occasioni, momenti, spazi in cui la fede si alimenta, si approfondisce, si prega, si vive. “L’angolo bello” del tempo quaresimale e pasquale è stato un modo per allenarci a questo. Sarebbe bello continuarlo, anche in altre forme. 2. Per non ridurre l’Iniziazione Cristiana a pura dottrina o comunicazione di semplici nozioni, anche se condite con qualche gioco simpatico, ma perché sia effettivamente un momento iniziatico, cioè favorisca l’incontro vivo con Gesù, ha bisogno di una esperienza liturgica, in cui si celebra la vita. Questo chiede darsi occasioni concrete di celebrazione con il gruppo nella comunità. Il “top” è la Eucaristia domenicale ma non si escludono altri momenti e forme. 3. Nel percorso quello che è più importante non sono le cose da fare ma le relazioni da vivere. Il Signore ‘passa’, si fa vedere, si manifesta attraverso questo canale preferenziale. E’ l’esperienza gioiosa dell’incontro che rivela la presenza nascosta e vicina del Signore mentre si narra ai fratelli (ragazzi e genitori) e si ascolta (il vissuto di tutti) quello che abbiamo scoperto del vangelo e quanto sia di aiuto la fede per la nostra vita.
Vale la pena ridurre l’Iniziazione Cristiana a un percorso di sopravvivenza? Sentirci intruppati in un cammino che riteniamo alla fin fine poco utile? Farlo nostro perché così fan tutti? Viverlo con sofferenza perché non siamo convinti che realmente serva per la nostra vita? O non varrebbe la pena farlo diventare un camino di ripartenza reale per la nostra decisione di fede? Un’occasione per piccoli e grandi di ritrovare una risorsa che diventi luce e forza per le nostre scelte quotidiane?