Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi.
Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera.
Non è così.

Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova.
Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato?
Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli.
Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù.
Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali.

Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità.
Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo.
Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita.

Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: “Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore”.
Nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troverai tutto ciò di cui hai bisogno per crescere verso la santità.
Il Signore l’ha colmata di doni con la Parola, i Sacramenti, i santuari, la vita delle comunità, la testimonianza dei santi, e una multiforme bellezza che procede dall’amore del Signore, «come una sposa si adorna di gioielli».
Questa santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti.

Per esempio: una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche.
Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”.
Questo è un passo verso la santità.
Poi, a casa, suo figlio le chiede di parlare delle sue fantasie e, anche se è stanca, si siede accanto a lui e ascolta con pazienza e affetto.
Ecco un’altra offerta che santifica. Quindi sperimenta un momento di angoscia, ma ricorda l’amore della Vergine Maria, prende il rosario e prega con fede.
Questa è un’altra via di santità. Poi esce per strada, incontra un povero e si ferma a conversare con lui con affetto.

Anche questo è un passo avanti.

Tutto questo è importante. Tuttavia, quello che vorrei ricordare con questa Esortazione è soprattutto la chiamata alla santità che il Signore fa a ciascuno di noi, quella chiamata che rivolge anche a te: «Siate santi, perché io sono santo» (Lv 11,44; 1 Pt 1,16).
Il Concilio Vaticano II lo ha messo in risalto con forza: «Muniti di salutari mezzi di una tale abbondanza e di una tale grandezza, tutti i fedeli di ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a una santità la cui perfezione è quella stessa del Padre celeste».
«Ognuno per la sua via», dice il Concilio. Dunque, non è il caso di scoraggiarsi quando si contemplano modelli di santità che appaiono irraggiungibili.

Ci sono testimonianze che sono utili per stimolarci e motivarci, ma non perché cerchiamo di copiarle, in quanto ciò potrebbe perfino allontanarci dalla via unica e specifica che il Signore ha in serbo per noi.
Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui (cfr 1 Cor 12,7) e non che si esaurisca cercando di imitare qualcosa che non è stato pensato per lui.
Tutti siamo chiamati ad essere testimoni, però esistono molte forme esistenziali di testimonianza.
Di fatto, quando il grande mistico san Giovanni della Croce scriveva il suo Cantico spirituale, preferiva evitare regole fisse per tutti e spiegava che i suoi versi erano scritti perché ciascuno se ne giovasse «a modo suo».
Perché la vita divina si comunica ad alcuni in un modo e ad altri in un altro.

Tra le diverse forme, voglio sottolineare che anche il “genio femminile” si manifesta in stili femminili di santità, indispensabili per riflettere la santità di Dio in questo mondo.
E proprio anche in epoche nelle quali le donne furono maggiormente escluse, lo Spirito Santo ha suscitato sante il cui fascino ha provocato nuovi dinamismi spirituali e importanti riforme nella Chiesa.

Possiamo menzionare santa Ildegarda di Bingen, santa Brigida, santa Caterina da Siena, santa Teresa d’Avila o Santa Teresa di Lisieux.
Ma mi preme ricordare tante donne sconosciute o dimenticate le quali, ciascuna a modo suo, hanno sostenuto e trasformato famiglie e comunità con la forza della loro testimonianza.

Questo dovrebbe entusiasmare e incoraggiare ciascuno a dare tutto sé stesso, per crescere verso quel progetto unico e irripetibile che Dio ha voluto per lui o per lei da tutta l’eternità: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato»

Non pensiamo solo a quelli già beatificati o canonizzati.
Lo Spirito Santo riversa santità dappertutto nel santo popolo fedele di Dio, perché «Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità».
Il Signore, nella storia della salvezza, ha salvato un popolo.
Non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo.
Perciò nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo.
Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere.
In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante.
Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”.
Lasciamoci stimolare dai segni di santità che il Signore ci presenta attraverso i più umili membri di quel popolo che «partecipa pure dell’ufficio profetico di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di Lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità».
Pensiamo, come ci suggerisce santa Teresa Benedetta della Croce, che mediante molti di loro si costruisce la vera storia: «Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti e i santi.
Tuttavia, la corrente vivificante della vita mistica rimane invisibile.
Sicuramente gli avvenimenti decisivi della storia del mondo sono stati essenzialmente influenzati da anime sulle quali nulla viene detto nei libri di storia.
E quali siano le anime che dobbiamo ringraziare per gli avvenimenti decisivi della nostra vita personale, è qualcosa che sapremo soltanto nel giorno in cui tutto ciò che è nascosto sarà svelato».
La santità è il volto più bello della Chiesa.
Ma anche fuori della Chiesa Cattolica e in ambiti molto differenti, lo Spirito suscita «segni della sua presenza, che aiutano gli stessi discepoli di Cristo».
D’altra parte, san Giovanni Paolo II ci ha ricordato che «la testimonianza resa a Cristo sino allo spargimento del sangue è divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti».
Nella bella commemorazione ecumenica che egli volle celebrare al Colosseo durante il Giubileo del 2000, sostenne che i martiri sono «un’eredità che parla con una voce più alta dei fattori di divisione».

I santi che ci incoraggiano e ci accompagnano

3. Nella Lettera agli Ebrei si menzionano diversi testimoni che ci incoraggiano a «[correre] con perseveranza nella corsa che ci sta davanti» (12,1).
Lì si parla di Abramo, di Sara, di Mosè, di Gedeone e di altri ancora (cfr 11,1-12,3) e soprattutto siamo invitati a riconoscere che siamo «circondati da una moltitudine di testimoni» (12,1) che ci spronano a non fermarci lungo la strada, ci stimolano a continuare a camminare verso la meta.
E tra di loro può esserci la nostra stessa madre, una nonna o altre persone vicine (cfr 2 Tm 1,5).
Forse la loro vita non è stata sempre perfetta, però, anche in mezzo a imperfezioni e cadute, hanno continuato ad andare avanti e sono piaciute al Signore.

4. I santi che già sono giunti alla presenza di Dio mantengono con noi legami d’amore e di comunione.
Lo attesta il libro dell’Apocalisse quando parla dei martiri che intercedono: «Vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano reso.
E gridarono a gran voce: “Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e veritiero, non farai giustizia?”» (6,9-10).
Possiamo dire che «siamo circondati, condotti e guidati dagli amici di Dio.
Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo.
La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta».

5. Nei processi di beatificazione e canonizzazione si prendono in considerazione i segni di eroicità nell’esercizio delle virtù, il sacrificio della vita nel martirio e anche i casi nei quali si sia verificata un’offerta della propria vita per gli altri, mantenuta fino alla morte.
Questa donazione esprime un’imitazione esemplare di Cristo, ed è degna dell’ammirazione dei fedeli.
Ricordiamo, ad esempio, la beata Maria Gabriella Sagheddu, che ha offerto la sua vita per l’unità dei cristiani.
(da Guadete et exsultate)

Inoltre sottolineiamo l’urgenza di individuare in ogni contesto comunitario delle figure adulte di riferimento capaci di accompagnarci personalmente.
Abbiamo bisogno di guide, preti e adulti, adeguatamente formati per tale missione, con cui camminare in un rapporto uno a uno, che sappiano ascoltare e far emergere le nostre domande, che ci spingano a mete alte per la nostra vita, che ci aiutino a comprendere il progetto che Dio ha per noi e capaci di farci crescere nel nostro cammino umano e di vita cristiana.
Sappiamo che spesso facciamo fatica a ritagliarci tempi adeguati per il nostro cammino personale e che non sempre rispondiamo agli inviti che ci vengono fatti.
Chiediamo però di ripensare insieme proposte e cammini di gruppo, calibrati su tempi, modalità e percorsi nuovi, che davvero incrocino le nostre domande e interpellino le nostre vite, supportati da adulti significativi.
In più ci sembra opportuno che ogni comunità individui una o più persone che abbiano a cuore la Pastorale dei Giovani.
Vorremmo inoltre che le proposte diocesane tenessero maggiormente conto dell’estensione della nostra Diocesi e fossero meglio pubblicizzate.
A seguito del nostro discernimento, abbiamo individuato degli ambiti su cui puntare per crescere come cristiani consapevoli e coerenti: l’affettività e le scelte della vita, la spiritualità, l’attenzione alle tematiche sociali e ambientali, al lavoro e alle povertà. In particolare sull’affettività, sentiamo urgente confrontarci su alcuni temi che ci coinvolgono da vicino come la sessualità, l’omosessualità, le separazioni, il divorzio, le convivenze. Su questi temi riteniamo fondamentale conoscere quale strada traccia la Chiesa per la formazione personale, una maggiore consapevolezza e così poter compiere un vero percorso di discernimento.

Carissimi amici, siamo arrivati al cuore dell’estate anche quest’anno e noi non potevamo non farci vivi con la manifestazione più attesa e partecipata della comunità di Villafranca.
In questi  ultimi tempi si sta parlando abbastanza delle sagre, nei suoi aspetti belli e nelle sue fatiche.
Da una parte una generosità encomiabile di tantissime persone che si mettono al servizio con gratuità per la riuscita di un evento portatore di gioia e di soddisfazione; dall’altra il peso di una organizzazione sempre più complessa e impegnativa da gestire e portare avanti con responsabilità e competenza.
In ogni caso sentiamo che la sagra resta un appuntamento inaggirabile, espressione di una comunità cristiana che sa stare insieme, all’insegna dell’amicizia e del lavoro volontario, per creare spazi di incontro e di sana festa paesana.
E per non scostarci dal percorso fatto durante l’anno pastorale vorremmo vivere questi giorni proprio come un esercizio di fraternità, dove ci alleniamo a intessere rapporti di collaborazione che ci aiutino a crescere nella fiducia reciproca e nell’apertura verso gli altri, con tutti.
I piatti forti che offriamo sono quelli che conosciamo: il degustare pietanze di primo livello, musica per giovani e non, ricchi premi alla lotteria e il tocco di storia paesana attraverso una mostra fotografica che presenta immagini significative delle famiglie di Villafranca del nostro recente passato.
Infine per non dimenticare il senso forte della nostra sagra, oltre alle celebrazioni religiose della domenica 5 agosto in Santuario (la Sagra dei Ferai non lo dimentichiamo trova proprio lì la sua origine e ispirazione), inizieremo con il piede giusto giovedì 2 agosto con una Eucaristia di apertura nel giorno in cui rilanciamo la prima serata all’insegna della comunità che cerca di vivere la fraternità.
A questo punto possiamo dire che non manca proprio niente, a parte una cosa: la tua presenza per fare la festa ancora più bella.
Ti aspettiamo!

E' diventato un appuntamento importante per la nostra parrocchia a metà giugno vivere la Festa della Comunità.
Non è un momento in cui chiudiamo qualcosa o ne iniziamo un’altra, bensì un’occasione per dire grazie al Signore, celebrare i tanti doni ricevuti e scambiati in questo anno pastorale che il Signore ci ha concesso.
E’ stato un tempo di esercizio nella fraternità, come dovrebbe essere sempre una esperienza di chiesa, in sintonia con il vescovo Claudio e tutta la diocesi; in un desiderio di rinnovamento, anche attraverso le forme di partecipazione (rinnovo del Consiglio Pastorale e del Consiglio di Gestione Economica) che portano nuovo slancio nel cammino della comunità e dei gruppi; con uno sguardo orientato alla nuove generazioni con la quali si è vissuto un Sinodo di riflessione e di proposte creative adatte a un cambio di epoca e di cultura giovanile; sentendoci in missione, spinti dall’esperienza forte vissuta a marzo con i frati francescani e che abbiamo in qualche modo rivissuto con intensità nel pellegrinaggio di ringraziamento ad Assisi la settimana scorsa assieme a tutta l’Unità Pastorale.
Questa domenica siamo tutti invitati a celebrare la Santa Messa in Patronato alle ore 10.00 e poi condivideremo un momento fraterno.
Ci sarà un gesto simbolico importante: la consegna di una pergamena dove ogni gruppo attivo scriverà una parola che esprima la missione che si è vissuta finora nella comunità e quella a cui ci sentiamo chiamati da ora in poi.
Questo gesto sarà collegato con la S. Messa che celebreremo giovedì 2 agosto all’inizio della Sagra paesana, che quest’anno inizierà per la prima volta con una celebrazione eucaristica.
In quel contesto ogni gruppo presenterà il proprio impegno di missione e lo lancerà.
Dopo la Messa saremo invitati a continuare la festa comunitaria di inizio sagra con uno spirito di fraternità, mangiando insieme (su prenotazione).
La Festa della Comunità è l’occasione per ringraziare tutte le persone che vivono la propria fede in modo attivo, con la preghiera, con l’impegno formativo, con il servizio generoso e gratuito, con la collaborazione in tante forme e modi anche sconosciuti.
Chiediamo al Signore che il profumo di Cristo continui ad accompagnarci e attirare altre persone alla vita della comunità vissuta nella fraternità.

Vi è uno stile mariano nell’attività evangelizzatrice della Chiesa.
Perché ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto.
In lei vediamo che l’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti, che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti.
Guardando a lei scopriamo che colei che lodava Dio perché «ha rovesciato i potenti dai troni» e « ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,52.53) è la stessa che assicura calore domestico alla nostra ricerca di giustizia.
È anche colei che conserva premurosamente «tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19).
Maria sa riconoscere le orme dello Spirito di Dio nei grandi avvenimenti ed anche in quelli che sembrano impercettibili.
È contemplativa del mistero di Dio nel mondo, nella storia e nella vita quotidiana di ciascuno e di tutti.
È la donna orante e lavoratrice a Nazaret, ed è anche nostra Signora della premura, colei che parte dal suo villaggio per aiutare gli altri «senza indugio» (Lc 1,39).
Questa dinamica di giustizia e di tenerezza, di contemplazione e di cammino verso gli altri, è ciò che fa di lei un modello ecclesiale per l’evangelizzazione.
Le chiediamo che con la sua preghiera materna ci aiuti affinché la Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un mondo nuovo.
È il Risorto che ci dice, con una potenza che ci riempie di immensa fiducia e di fermissima speranza: «Io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5).
Con Maria avanziamo fiduciosi verso questa promessa, e diciamole:

Vergine e Madre Maria, tu che, mossa dallo Spirito,
hai accolto il Verbo della vita nella profondità della tua umile fede,
totalmente donata all’Eterno,
aiutaci a dire il nostro “sì” nell’urgenza, più imperiosa che mai,
di far risuonare la Buona Notizia di Gesù.
Tu, ricolma della presenza di Cristo,
hai portato la gioia a Giovanni il Battista,
facendolo esultare nel seno di sua madre.
Tu, trasalendo di giubilo, hai cantato le meraviglie del Signore.
Tu, che rimanesti ferma davanti alla Croce con una fede incrollabile,
e ricevesti la gioiosa consolazione della risurrezione,
hai radunato i discepoli nell’attesa dello Spirito
perché nascesse la Chiesa evangelizzatrice.
Ottienici ora un nuovo ardore di risorti
per portare a tutti il Vangelo della vita che vince la morte.
Dacci la santa audacia di cercare nuove strade
perché giunga a tutti il dono della bellezza che non si spegne.
Tu, Vergine dell’ascolto e della contemplazione,
madre dell’amore, sposa delle nozze eterne,
intercedi per la Chiesa, della quale sei l’icona purissima,
perché mai si rinchiuda e mai si fermi
nella sua passione per instaurare il Regno.
Stella della nuova evangelizzazione,
aiutaci a risplendere nella testimonianza della comunione,
del servizio, della fede ardente e generosa,
della giustizia e dell’amore verso i poveri,
perché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra
e nessuna periferia sia priva della sua luce.
Madre del Vangelo vivente, sorgente di gioia per i piccoli,
prega per noi. Amen.
Alleluia.

Maria è colei che sa trasformare una grotta per animali nella casa di Gesù, con alcune povere fasce e una montagna di tenerezza.
Lei è la piccola serva del Padre che trasalisce di gioia nella lode.
È l’amica sempre attenta perché non venga a mancare il vino nella nostra vita.
È colei che ha il cuore trafitto dalla spada, che comprende tutte le pene.
Quale madre di tutti, è segno di speranza per i popoli che soffrono i dolori del parto finché non germogli la giustizia.
È la missionaria che si avvicina a noi per accompagnarci nella vita, aprendo i cuori alla fede con il suo affetto materno.
Come una vera madre, cammina con noi, combatte con noi, ed effonde incessantemente la vicinanza dell’amore di Dio.
Attraverso le varie devozioni mariane, legate generalmente ai santuari, condivide le vicende di ogni popolo che ha ricevuto il Vangelo, ed entra a far parte della sua identità storica.
È lì, nei santuari, dove si può osservare come Maria riunisce attorno a sé i figli che con tante fatiche vengono pellegrini per vederla e lasciarsi guardare da Lei.
Lì trovano la forza di Dio per sopportare le sofferenze e le stanchezze della vita.
Come a san Juan Diego, Maria offre loro la carezza della sua consolazione materna e dice loro: «Non si turbi il tuo cuore […] Non ci sono qui io, che son tua Madre?».
Alla Madre del Vangelo vivente chiediamo che interceda affinché questo invito a una nuova tappa dell’evangelizzazione venga accolta da tutta la comunità ecclesiale.
Ella è la donna di fede, che cammina nella fede, e «la sua eccezionale peregrinazione della fede rappresenta un costante punto di riferimento per la Chiesa».
Ella si è lasciata condurre dallo Spirito, attraverso un itinerario di fede, verso un destino di servizio e fecondità.
Noi oggi fissiamo lo sguardo su di lei, perché ci aiuti ad annunciare a tutti il messaggio di salvezza, e perché i nuovi discepoli diventino operosi evangelizzatori.
In questo pellegrinaggio di evangelizzazione non mancano le fasi di aridità, di nascondimento e persino di una certa fatica, come quella che visse Maria negli anni di Nazaret, mentre Gesù cresceva: «È questo l’inizio del Vangelo, ossia della buona, lieta novella.
Non è difficile, però, notare in questo inizio una particolare fatica del cuore, unita a una sorta di «notte della fede» – per usare le parole di san Giovanni della Croce – quasi un «velo» attraverso il quale bisogna accostarsi all’Invisibile e vivere nell’intimità col mistero.
È infatti in questo modo che Maria, per molti anni, rimase nell’intimità col mistero del suo Figlio, e avanzava nel suo itinerario di fede»

Con lo Spirito Santo, in mezzo al popolo sta sempre Maria.
Lei radunava i discepoli per invocarlo, e così ha reso possibile l’esplosione missionaria che avvenne a Pentecoste.
Lei è la Madre della Chiesa evangelizzatrice e senza di lei non possiamo comprendere pienamente lo spirito della nuova evangelizzazione.
Sulla croce, quando Cristo soffriva nella sua carne il drammatico incontro tra il peccato del mondo e la misericordia divina, poté vedere ai suoi piedi la presenza consolante della Madre e dell’amico.
In quel momento cruciale, prima di dichiarare compiuta l’opera che il Padre gli aveva affidato, Gesù disse a Maria: «Donna, ecco tuo figlio!».
Poi disse all’amico amato: «Ecco tua madre!».
Queste parole di Gesù sulla soglia della morte non esprimono in primo luogo una preoccupazione compassionevole verso sua madre, ma sono piuttosto una formula di rivelazione che manifesta il mistero di una speciale missione salvifica.
Gesù ci lasciava sua madre come madre nostra.
Solo dopo aver fatto questo Gesù ha potuto sentire che «tutto era compiuto».
Ai piedi della croce, nell’ora suprema della nuova creazione, Cristo ci conduce a Maria.
Ci conduce a Lei perché non vuole che camminiamo senza una madre, e il popolo legge in quell’immagine materna tutti i misteri del Vangelo.
Al Signore non piace che manchi alla sua Chiesa l’icona femminile.
Ella, che lo generò con tanta fede, accompagna pure «il resto della sua discendenza, […] quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù».
L’intima connessione tra Maria, la Chiesa e ciascun fedele, in quanto, in modi diversi, generano Cristo, è stata magnificamente espressa dal Beato Isacco della Stella: «Nelle Scritture divinamente ispirate, quello che si intende in generale della Chiesa, vergine e madre, si intende in particolare della Vergine Maria […]
Si può parimenti dire che ciascuna anima fedele è sposa del Verbo di Dio, madre di Cristo, figlia e sorella, vergine e madre feconda […].
Cristo rimase nove mesi nel seno di Maria, rimarrà nel tabernacolo della fede della Chiesa fino alla consumazione dei secoli; e, nella conoscenza e nell’amore dell’anima fedele, per i secoli dei secoli».

C‘è una forma di preghiera che ci stimola particolarmente a spenderci nell’evangelizzazione e ci motiva a cercare il bene degli altri: è l’intercessione.
Osserviamo per un momento l’interiorità di un grande evangelizzatore come San Paolo, per cogliere come era la sua preghiera.
Tale preghiera era ricolma di persone: «Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia […] perché vi porto nel cuore».
Così scopriamo che intercedere non ci separa dalla vera contemplazione, perché la contemplazione che lascia fuori gli altri è un inganno.
Questo atteggiamento si trasforma anche in un ringraziamento a Dio per gli altri: «Anzitutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi».
Si tratta di un ringraziamento costante: «Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù»; «Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi».
Non è uno sguardo incredulo, negativo e senza speranza, ma uno sguardo spirituale, di profonda fede, che riconosce quello che Dio stesso opera in loro.
Al tempo stesso, è la gratitudine che sgorga da un cuore veramente attento agli altri.
In tale maniera, quando un evangelizzatore riemerge dalla preghiera, il suo cuore è diventato più generoso, si è liberato della coscienza isolata ed è desideroso di compiere il bene e di condividere la vita con gli altri.
I grandi uomini e donne di Dio sono stati grandi intercessori.
L’intercessione è come “lievito” nel seno della Trinità.
È un addentrarci nel Padre e scoprire nuove dimensioni che illuminano le situazioni concrete e le cambiano.
Possiamo dire che il cuore di Dio si commuove per l’intercessione, ma in realtà Egli sempre ci anticipa, e quello che possiamo fare con la nostra intercessione è che la sua potenza, il suo amore e la sua lealtà si manifestino con maggiore chiarezza nel popolo.
Con lo Spirito Santo, in mezzo al popolo sta sempre Maria. Lei radunava i discepoli per invocarlo, e così ha reso possibile l’esplosione missionaria che avvenne a Pentecoste.
Lei è la Madre della Chiesa evangelizzatrice e senza di lei non possiamo comprendere pienamente lo spirito della nuova evangelizzazione.

Non sempre vediamo i germogli della risurrezione di Cristo, per questo abbiamo bisogno di una certezza interiore, cioè della convinzione che Dio può agire in qualsiasi circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti, perché «abbiamo questo tesoro in vasi di creta».
Questa certezza è quello che si chiama “senso del mistero”.
È sapere con certezza che chi si offre e si dona a Dio per amore, sicuramente sarà fecondo.
Tale fecondità molte volte è invisibile, inafferrabile, non può essere contabilizzata.
Uno è ben consapevole che la sua vita darà frutto, ma senza pretendere di sapere come, né dove, né quando.
Ha la sicurezza che non va perduta nessuna delle sue opere svolte con amore, non va perduta nessuna delle sue sincere preoccupazioni per gli altri, non va perduto nessun atto d’amore per Dio, non va perduta nessuna generosa fatica, non va perduta nessuna dolorosa pazienza.
Tutto ciò circola attraverso il mondo come una forza di vita.
A volte ci sembra di non aver ottenuto con i nostri sforzi alcun risultato, ma la missione non è un affare o un progetto aziendale, non è neppure un’organizzazione umanitaria, non è uno spettacolo per contare quanta gente vi ha partecipato grazie alla nostra propaganda; è qualcosa di molto più profondo, che sfugge ad ogni misura.
Forse il Signore si avvale del nostro impegno per riversare benedizioni in un altro luogo del mondo dove non andremo mai.
Lo Spirito Santo opera come vuole, quando vuole e dove vuole; noi ci spendiamo con dedizione ma senza pretendere di vedere risultati appariscenti.
Sappiamo soltanto che il dono di noi stessi è necessario. Impariamo a riposare nella tenerezza delle braccia del Padre in mezzo alla nostra dedizione creativa e generosa.
Andiamo avanti, mettiamocela tutta, ma lasciamo che sia Lui a rendere fecondi i nostri sforzi come pare a Lui.
Per mantenere vivo l’ardore missionario occorre una decisa fiducia nello Spirito Santo, perché Egli «viene in aiuto alla nostra debolezza».
Ma tale fiducia generosa deve alimentarsi e perciò dobbiamo invocarlo costantemente.
Egli può guarirci da tutto ciò che ci debilita nell’impegno missionario. È vero che questa fiducia nell’invisibile può procurarci una certa vertigine: è come immergersi in un mare dove non sappiamo che cosa incontreremo.
Io stesso l’ho sperimentato tante volte.
Tuttavia non c’è maggior libertà che quella di lasciarsi portare dallo Spirito, rinunciando a calcolare e a controllare tutto, e permettere che Egli ci illumini, ci guidi, ci orienti, ci spinga dove Lui desidera.
Egli sa bene ciò di cui c’è bisogno in ogni epoca e in ogni momento.
Questo si chiama essere misteriosamente fecondi!