Quattro settimane ci separano dal Natale. inizia uni dei perioidi più ricchi dell'anno. Per chi lavora, per chi vive solo e si accinge a vivere i giorni più complicati dell'anno, quando le relazioni per le quali viviamo diventano ancora più desiderabili. Quattro settimane quasi sospesi, un tempo di attesa per un evento grande dal quale tuttavia rischiamo di farci distrarre. Le luci, qualche musichetta a tema, i mercatini di Natale, ... "fanno atmosfera", ma l'impressione è che si crei un ambiente lontano da quanto avvenuto a Betlemme. Ci sono tre parole che possono guidarci in questo tempo. La prima è vigilare. Attendere il Natale non significa chiudere gli occhi su tutte le complessità e le emergenze; i numeri sono persone alcune delle quali residenti nel nostro paese, nel nostro quartiere, magari famiglie di compagni di classe dei nostri figli o colleghi; come pure non possiamo dimenticare le emergenze lontane e dimenticate: Siria, Gibuti, Sud Sudan, Armenia, sono tutte crisi che ci riguardano. Dalla vigilanza deriva l'accoglienza. Conoscere, comprendere la realtà. Si tratta di rispolverare il nostro volto umano - la tenerezza direbbe Papa Francesco - che persino i preparativi del Natale possono offuscare. Ci sono tante persone che hanno bisogno di qualcuno accanto: questo qualcuno possiamo essere noi stessi. E infine la parola condividere. Ciò che abbiamo, ma soprattutto noi stessi, senza controllare di continuo l'orologio... Sia un Avvento insieme. A Gesù e ai fratelli.
(Luca Bortoli, Difesa del Popolo, 27 novembre 2022)

Carissima comunità cristiana di
Villafranca,
desidero far giungere a tutti voi il mio personale ringraziamento.
Mi sento circondato da molta comprensione, affetto e gioia e questo fa bene al cuore e a questi miei primi passi con voi.
Don Giuseppe, caro fratello per noi tutti, mi ha passato il testimone per continuare il cammino come comunità fraterna che seguendo il suo signore Gesù, vive la bellezza della vita buona del vangelo e diventa
profezia di quell'umanità nuova di cui il mondo ha bisogno. Conto su ciascuno/a di voi: aiutatemi ad aiutarci a vivere uniti, concordi e nella gioia di rispondere con generosità al nostro battesimo. Come ho detto
domenica scorsa alla presenza del Vescovo Claudio, vengo con umiltà e a cuore aperto, per essere in mezzo a voi, fratello, padre e prete di Cristo. Conto anche sulla vostra preghiera per me. Voi tutti già abitate la
mia.
don Francesco

E' l’ultima volta che raggiungo le vostre famiglie con queste righe che da undici anni entrano nelle vostre case. Era diventato un appuntamento famigliare per me che ogni fine settimana (o quasi) occupava mente e cuore per tessere i fili di una vita parrocchiale che ha camminato con il tempo ed è cresciuta negli anni: gli appuntamenti salienti di una comunità; nomi e storie, dall’aurora al tramonto della vita; inviti a partecipare alle feste e a momenti di preghiera; il fare memoria di proposte di crescita e di incontro. Riconosco la preziosità di questo semplice strumento, utile a comunicare e a condividere, mezzo concreto per sentirsi parte di una famiglia allargata che condivide “gioie e speranze, tristezze e angosce (cfr. Gaudium et Spes, 1, Concilio Vaticano II) di tanti fratelli e sorelle, uniti non solo dalla vicinanza fisica e geografica ma soprattutto dall’ orizzonte di speranza e di carità che offre la stessa fede in Gesù Cristo morto e risorto per la nostra salvezza. Una presenza viva quella del Signore che qualifica ogni azione e iniziativa della comunità cristiana e sento che è stato così anche per la nostra parrocchia in questi anni. Attraverso il Foglietto 7 Giorni, aggiornato ogni anno nelle immagini della prima pagina per sintonizzarci con le scelte pastorali della chiesa diocesana, abbiamo cercato di accompagnare il cammino cristiano delle persone e delle famiglie, dei piccoli e dei grandi, dei giovani e degli anziani. Mi ha sempre fatto un certo che, tutte le volte che entravo nelle vostre case, vedere sul tavolo o sulla credenza, l’ultima copia del nostro foglietto, segno di una presenza, garanzia di vicinanza, sostegno amico di memoria e di compagnia. Non a caso tutti i numeri editati annualmente vengono puntualmente archiviati perché raccontano la nostra storia, anche quella di questi ultimi 11 anni, che i nostri posteri potranno leggere e magari riconoscere ‘radici’ del loro presente. E’ il momento, per quanto mi riguarda, di passare il testimone, ma per una testimonianza che continua, attraverso i passi di una comunità che procede nel camminare, assieme al suo nuovo pastore, don Francesco Frigo. Nella staffetta 4 per 100 il testimone è un pezzo di legno che dice la continuità tra l’inizio e la fine della corsa. Per noi il testimone è il tesoro della fede che ci è stato consegnato e che abbiamo cercato di custodire insieme in questi anni; ora siamo chiamati a continuare la nostra testimonianza in modo nuovo, vivo e gioioso. Vi porto nel cuore.
Don Giuseppe

Nei fedeli della Chiesa di Padova si avverte il desiderio di incontrare il Signore e i fratelli e la domanda autentica di testimoniare la propria fede in Gesù.
Emerge il bisogno che i momenti celebrativi siano un’occasione di incontro accogliente, dove sentirsi a casa e protagonisti, con la partecipazione di tutta l’assemblea. Nonostante la fatica di partecipare ai riti e alla Messa, connotata da varie motivazioni, c’è una domanda viva di essere accompagnati nella dimensione spirituale e nel rapporto con il Mistero.
I fedeli delle nostre parrocchie avvertono spesso un vuoto che non trova nulla di affascinante e che non favorisce l’incontro con il Signore. Si percepisce una distanza dei riti dalla vita quotidiana; le omelie spesso non trasmettono esperienze e il linguaggio usato è privo di riferimenti concreti; a volte, ci si sente giudicati. Molti fedeli non conoscono il valore dei segni della Liturgia e inoltre si sono persi anche altri preziosi momenti di preghiera e di devozione popolare, come l’Adorazione eucaristica, il rosario, la Via Crucis…
Ѐ importante ridare senso ai riti della Liturgia per conoscerli, riconoscerli e innestarli nella vita quotidiana. Ѐ necessario formare i presbiteri e i fedeli a celebrare i momenti della loro vita e a presentarli al Signore: le esperienze della vita non sono altro rispetto alla celebrazione liturgica. La Messa sia curata ed essenziale perché l’Eucaristia è il dono d’amore del Signore che costituisce il nostro essere credenti e ci rende comunità.
Ѐ sempre più necessario proporre celebrazioni liturgiche accoglienti e preparate con attenzione. Il linguaggio della Liturgia, come tutti i linguaggi simbolici, ha bisogno di cura e bellezza. Ѐ utile riscoprire le tante possibilità e forme di preghiera personale e popolare oltre all’Eucaristia in cui ciascuno può trovare la strada più consona al rapporto con il Signore. Inoltre va valorizzato il cammino dell’anno liturgico cioè la proposta che la Chiesa ci offre
.
La ricerca di spiritualità è una ricerca esistenziale, costitutiva della natura umana. Le domande che sorgono dalla fragilità, dal lutto, dall’abbandono, dalla solitudine interpellano i singoli, le famiglie, le comunità.
La ricerca di spiritualità si esprime come bisogno di una vita più piena e ricca di senso, come desiderio di relazione con una realtà trascendente che apre all’invocazione.
La spiritualità appare dunque caratterizzata da un dinamismo, da un‘apertura e da un movimento che spinge continuamente a cercare un rinnovamento della propria vita, attraverso percorsi personali che possono portare a risposte autentiche. I tempi, i modi e le forme diverse di questi percorsi vanno riconosciuti e accolti senza valutazione e giudizio.
Il giovane e l’adulto contemporaneo hanno bisogno di essere sostenuti in questi percorsi e cercano compagni di viaggio, maestri e guide.
Sarà importante per le comunità cristiane riconoscere che i giovani e gli adulti percepiscono, invece, una frattura tra il piano antropologico e quello teologico, tra la salute e la fede, tra la felicità e la beatitudine, per cui la domanda profonda è di poter fare esperienza di una ricomposizione tra la vita spirituale e la vita quotidiana, in questo contesto culturale e sociale.
La spiritualità non è quindi disincarnata dalla storia, ma riconoscimento di una voce che viene “dall’altra riva” (cfr. Gv 21, 1-14), che ci spinge a fare silenzio e ci convoca ad uscire da noi stessi. Nel silenzio meditativo si svela la necessità della decisione, in cui trova senso l’esistenza
.
Concludiamo in bellezza il mese di settembre con la giornata del Seminario, occasione per riflettere e pregare, per sentirci coinvolti nella dimensione vocazionale della vita cristiana e nell’aiutare la preziosa istituzione diocesana dove si formano i futuri presbiteri, future guide delle nostre comunità.
Questa domenica, 25 settembre, diventa l’occasione per salutare e ringraziare Marco Scagnellato, il nostro seminarista che ci ha accompagnati per ben tre anni, seguendo i chierichetti, animando la liturgia, coadiuvando vari gruppi di catechesi e sostenendo campiscuola e Grest. Gli promettiamo una preghiera per il suo cammino di risposta alla chiamata del Signore, verso il presbiterato. Da ottobre lui comincerà il suo servizio festivo nella parrocchia di Campolongo Maggiore, dove è parroco don Emanuele Degan (ex cappellano di Villafranca)
.
Da questa settimana cominceremo a presentare i 14 temi che saranno oggetto della riflessione nei gruppi sinodali che si costituiranno. Se la riflessione sarà compito di chi vi aderirà direttamente, mi pare comunque opportuno condividere con tutti voi le grosse questioni che si dibatteranno e saranno oggetto di nuove proposte per il bene delle nostre comunità. Il primo tema è Evangelizzazione e cultura, un arricchimento reciproco.
La Chiesa abita la terra e vive la fede immersa nell’oggi, confrontandosi quotidianamente con il mondo del lavoro, della scuola e della formazione, gli ambienti sociali e culturali, gli aspetti cruciali della globalizzazione. Grazie a questo confronto la Chiesa è pienamente consapevole di non essere più il punto di riferimento centrale per la vita delle persone: per molti il Vangelo non serve a vivere. Questa acquisizione, però, non ha portato un cambiamento nel modo di essere Chiesa: si ripropongono schemi e prassi tradizionali. I percorsi formativi e spirituali sembrano sempre più autoreferenziali, senza interazione col mondo esterno. A questo si aggiunge l’incapacità di prendere posizione rispetto ad alcuni grandi interrogativi che attraversano la cultura contemporanea: cambiamenti climatici, diritti umani, fine vita, migrazioni, precarietà del lavoro, povertà sempre più diffusa. In un contesto storico caratterizzato da una diffusa individualità e ricerca dell’interesse personale, il mondo tuttavia guarda ancora con favore alla Chiesa e al suo continuo sforzo di comunione e al patrimonio culturale della Dottrina sociale. Emerge nei confronti della Chiesa un sentimento di attesa e aspettativa più che di delusione e sfiducia. In molti c’è una domanda di rapporto con la Chiesa, la sete di un buon annuncio, il desiderio di una parola di Vangelo. Tutto questo si traduce in una richiesta di vicinanza, di amicizia cristiana, di collaborazione insieme per il bene comune, che viene posta dalle persone di tutti gli ambiti: la scuola, il lavoro, la politica, lo sport., Finora la Chiesa, nella sua lunghissima storia, è riuscita ad affrontare crisi, fratture e cambiamenti come delle opportunità per evolvere. La velocità delle trasformazioni in atto richiedono ai battezzati un rinnovato ascolto, un dialogo sincero e il coraggio delle scelte. Per leggere i segni dei tempi è fondamentale tornare alla fonte: Gesú Cristo, modello di riferimento per ogni uomo e ogni epoca. Anche oggi la Chiesa è chiamata ad incarnarsi in questo tempo per continuare ad essere fedele alla propria missione evangelizzatrice
.
Sono per noi oggi le parole di Gesù: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura». Se questo mondo attraversa giorni difficili, l’amore di Cristo ci spinge con maggiore abbondanza di Grazia divina che diventa in noi dono d’amore, interesse e dedizione gratuita, impegno per il bene e la giustizia. Grazia che, offrendoci la forza dello Spirito Santo, scende su noi e ci rende testimoni del Vangelo ad ogni creatura. Il Sinodo diocesano si inserisce in questo mandato missionario e diventa la strada per seguire Gesù. (Vescovo Claudio, Indizione del Sinodo). I temi che verranno presentati all’interno del nostro Foglietto 7 Giorni sono il frutto del lavoro di lettura, analisi e sintesi della Commissione preparatoria. La Commissione, dopo aver ascoltato attentamente le voci contenute nelle tremila pagine di relazioni degli Spazi di dialogo parrocchiali e di ambito, offre alla Diocesi queste piste di lavoro. La Commissione preparatoria, nell’elaborare i temi del Sinodo diocesano, ha evidenziato l’importanza di un discernimento sinodale che tenga conto anche di ciò che ci sta dicendo il nostro tempo: il contesto sociale e culturale in cui viviamo non può fungere solo da sfondo all’azione della Chiesa, ma è il terreno che nutre e fa fruttificare il seme buono del Vangelo.
I Gruppi di discernimento sinodale. Questi temi diventano ora i contenuti da affidare ai Gruppi di discernimento sinodale e saranno successivamente accompagnati anche da domande e provocazioni per renderli attinenti al contesto pastorale della nostra Diocesi. Sono le piste di riflessione che guideranno l’individuazione delle prospettive ecclesiali, gli obiettivi pastorali e le proposte di cambiamento da discutere in Assemblea sinodale. Nonostante nelle relazioni degli Spazi di dialogo siano emersi moltissimi aspetti rilevanti e cruciali, il Sinodo diocesano non potrà occuparsi di ogni aspetto della vita delle persone e delle comunità cristiane. Si concentrerà, dunque, sugli aspetti fondamentali dell’essere Chiesa diocesana e su come continuare la missione nel contesto attuale. Nello specifico andranno prese in considerazione alcune attenzioni nodali e prassi pastorali da rivedere, da implementare e da auspicare, a partire dalle esigenze della nostra Diocesi.
La realizzazione del Sinodo porta già in se stessa alcuni frutti significativi: promuovere e attuare un autentico esercizio di ecclesialità, di crescita in fraternità, di corresponsabilità battesimale. Il convenire di una Chiesa locale nell’esercizio del discernimento pastorale comunitario è l’espressione visibile della sua vitalità
.

Colgo l’occasione di evidenziare una bella e significativa coincidenza: il vangelo che noi proclamiamo ogni anno in occasione della domenica delle feste patronali dedicate alla Madonna delle Grazie nel contesto del nostro amato Santuario –le nozze di Cana (Gv 2, 1-11)- è lo stesso che è stato scelto per la celebrazione del grande evento sinodale della nostra diocesi. Per questo vogliamo riproporlo con un breve commento che illumini il senso di questa scelta e guidi anche la nostra attiva e convinta partecipazione. Riportiamo il testo:
Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Gesù invita i servitori a riempire d’acqua le anfore. Sarà Lui a trasformare l’acqua in vino, ma a noi il compito di raccogliere l’acqua, di preparare quanto desideriamo che venga trasformato dallo Spirito, dagli occhi della fede, dal discernimento della Chiesa. Il gesto umile di riempire pazientemente di acqua le anfore, affidato ai servitori, può essere un’immagine dell’invito che Gesù fa a ciascuna persona che si trova a essere parte della “festa di nozze” del Sinodo, cioè dell’incontro tra il Vangelo e il nostro tempo che questa esperienza ecclesiale intende compiere. La preparazione personale è la paziente raccolta di acqua, di parole, di idee, di approfondimenti che ognuno è invitato a compiere prima, durante e dopo i momenti di ascolto, dialogo, confronto che costituiscono il cammino del Sinodo.
Buoni passi, con la testa e il cuore, a tutti.

Eccoci ancora una volta per celebrare il cuore dell’estate villafranchese con la Sagra paesana. La tradizione si perde nella notte dei tempi attorno al Santuario della Madonna delle Grazie, ma in questi ultimi anni abbiamo voluto ridare forza e slancio a questo appuntamento sempre atteso e vissuto in un clima di amicizia e di gioia. La scelta di iniziare quest’anno con la celebrazione eucaristica di giovedì 4 agosto nel Santuario vuole essere una sottolineatura che dà il tono a questi giorni: una comunità cristiana che sa fare festa con quello stile evangelico di accoglienza e ospitalità, di collaborazione e generosità che Maria continua a indicarci come strada da percorrere, e atteggiamento da vivere tra noi e con chi condividerà questi giorni.
Molti, già da tempo, si sono dati da fare, e molti altri si sono aggiunti con uno spirito volontario, per dare un contributo di servizio e di sostegno alle varie attività connesse con la sagra. E’ bello vedere quante persone, con gratuità, ci mettono tempo e lavoro, competenza e passione. In un contesto nel quale tutto si quantifica e si paga, questi giorni innescano relazioni diverse da quelle della competizione e del profitto e creano spazi e momenti di incontro fra persone nel clima della distensione e della famigliarità.
Mi pare opportuno sottolineare due aspetti che caratterizzano la Sagra paesana di quest’anno. Il primo è la mostra fotografica centrata sulla figura di don Settimo Levorato. La figura di questo parroco ha accompagnato la crescita del nostro paese per tre decenni (1936-1967) e la presentazione della sua opera diventa occasione di memoria per la storia della nostra comunità. Ancora una volta nel celebrare il presente torniamo al nostro recente passato, ricco di insegnamenti sempre utili anche per l’oggi. Un secondo aspetto riguarda la destinazione del ricavato della Sagra per l’onerosa opera di rinnovamento della scuola dell’infanzia che riguarda l’adeguamento sismico e la sostituzione di porte e finestre più funzionali e a norma.
Come ogni anno il programma religioso farà da sfondo a tutte le altre proposte. Da venerdì a domenica sarà possibile iscriversi all’Antica Fraglia (confraternita) nel chiostro presso il Santuario della Madonna delle Grazie; domenica 7 agosto tutte le celebrazioni saranno in Santuario in un clima di famiglia. Desideriamo che questi giorni diventino una iniezione di fiducia, vissuti in amicizia e serenità, sotto il manto materno di Maria nostra madre
.
Domenica 5 giugno 2022, solennità di Pentecoste, con l’apertura del Sinodo diocesano, la Chiesa di Padova è entrata in una fase “storica”: per la prima volta dopo il Concilio Vaticano II sosterà, in ascolto dello Spirito, per considerare la strada che ha davanti a sé in questo tempo di grandi cambiamenti e per arrivare a scegliere una visione di Chiesa che sia capace di adeguare l’annuncio del Vangelo al contesto di vita.
La celebrazione di apertura, presieduta dal vescovo Claudio Cipolla, si è tenuta in basilica Cattedrale, a Padova. La solenne celebrazione di apertura del Sinodo a cui hanno partecipato anche i rappresentanti di istituzioni civili, religiose e delle altre chiese cristiane, ha visto la presenza dei membri della Segreteria del Sinodo, (che ha accompagnato tutto il lavoro di questo anno di preparazione); della Commissione preparatoria (composta da 60 persone, che hanno individuato i temi che saranno oggetto del Sinodo diocesano) e dell’Assemblea sinodale, (composta da circa 400 persone), che proprio durante la celebrazione si è insediata e con la professione di fede pubblica ha assunto, a nome della Chiesa, questo importante compito a servizio del discernimento ecclesiale nel corso del Sinodo diocesano.
La celebrazione è stata caratterizzata da tre segni: la processione d’ingresso con il libro dei Vangeli; la colletta all’offertorio dedicata a sostenere tre progetti di Caritas diocesana orientati a farsi carico di situazioni di disagio e precarietà; la comunione agli ammalati con l’invio dei ministri straordinari della comunione a partire da questa celebrazione eucaristica.
L’apertura del Sinodo arriva dopo un anno di intenso lavoro di preparazione che ha visto coinvolta la segreteria del Sinodo, la Commissione preparatoria incaricata di individuare i temi che saranno ora materia del Sinodo e oltre 12 mila persone che hanno partecipato attivamente agli spazi di dialogo. Con l’apertura del Sinodo si entra nel vivo di questo “santo viaggio” la cui conclusione è prevista entro dicembre 2023. Il lavoro del Sinodo diocesano si muoverà sui temi individuati e su alcune prospettive di fondo: la conversione in chiave missionaria di tutta la pastorale; il volto e lo stile fraterno delle nostre parrocchie perché rendano accessibile il Vangelo alle persone; l’inculturazione del Vangelo in un contesto non più visibilmente cristiano nel quale i riferimenti valoriali al messaggio e alla persona di Gesù sono diventati labili
.

Carissimi/e, ci siamo trovati come Presidenza del Consiglio Pastorale per fare una piccola verifica della Festa della Comunità e per dare uno sguardo in avanti verso gli appuntamenti estivi e il cammino sinodale che ci aspetta in comunione con tutta la Chiesa di Padova.
- La celebrazione di ringraziamento vissuta domenica 19 giugno è stato un momento vissuto in un clima di serenità e riconoscenza per il dono di essere comunità in un tempo di individualismo e spesso anche di solitudine. La collaborazione di varie componenti attive della nostra parrocchia, pur nella fatica del periodo che stiamo vivendo, ha permesso di percepire quanto sia importante e vitale per noi vivere la fraternità ispirata al vangelo, regalandoci momenti di incontro e di celebrazione, di amicizia e di festa.
- L’estate si presenta molto ricca di iniziative e proposte (Grest, Tornei sportivi, Campi scuola). Vorremmo in particolare rivolgervi un invito speciale in occasione della Sagra dei Ferai, che trova attorno al Santuario della Madonna delle Grazie il suo fulcro ispiratore. Per questo inizieremo la nostra Festa paesana con una Celebrazione eucaristica in Santuario giovedì 4 agosto alle ore 20.30, sentendoci tutti invitati. Inoltre se qualcuno fosse disponibile per dare una mano da venerdì 5 a mercoledì 10 agosto (anche solo qualche sera), si faccia avanti.
- Domenica 5 giugno è iniziato ufficialmente per tutta la nostra diocesi il Sinodo di Padova. Anche noi, come parrocchia, ci siamo preparati con i gruppi sinodali, spazi di ascolto reciproco e di elaborazione dei temi fondamentali che saranno discussi nel Sinodo. Per settembre saremo invitati a individuare i moderatori che coordineranno i prossimi gruppi sinodali nei quali tutti gli operatori pastorali e ogni battezzato potrà avere ‘voce in capitolo’. Domenica 9 ottobre vivremo una domenica sinodale in cui celebreremo in parrocchia l’inizio di un cammino di discernimento che ci coinvolgerà in tutto il mese di ottobre. Ce lo segniamo già nella nostra agenda. Se qualcuno vuole rendersi disponibile a guidare un gruppo sinodale come moderatore lo comunichi a don Giuseppe (cell. 3466066262) o al Vicepresidente del Consiglio Pastorale, Franco Ortile (cell. 3477759983) entro la fine di luglio. Grazie
La Presidenza del Consiglio Pastorale
Don Giuseppe con Franco, Talita, Nicola, Lorenza