Agli Organismi di comunione chiederei il coraggio di trasformare e orientare tutte le azioni e le scelte delle parrocchie in prospettiva missionaria. Il nostro tempo ci domanda, infatti, questa opzione di fondo che va attivata anche con un complessivo cambio di mentalità e l’opportuna formazione. Non possiamo più arrivare a fare e occuparci di tutto, c’è necessità di essenzializzare e di dare profondità alle nostre proposte, anche per non rischiare di essere scontati e banali. Nell’introduzione delle tracce di cammino, Il seminatore … ho scritto che la domanda più vera che possiamo farci oggi è: “Come il Signore ci sogna?”, quasi ad andare al cuore del nostro essere credenti.

Poi agli Organismi spetta anche il tessere la rete paziente della concordia: valorizzando ogni gruppo e realtà parrocchiale, indicando obiettivi comuni, disinnescando possibili rotture e divisioni. Vorrei chiedere però anche agli operatori pastorali, soprattutto delle dimensioni fondamentali della vita cristiana, quindi di annuncio, liturgia e carità, lo stesso slancio coraggioso e concorde. Vorrei chiedervi di non pensarvi e agire per settori quasi autonomi e staccati l’uno dall’altro ma di intrecciare sempre più il vostro servizio. Ogni proposta pastorale, infatti, va nella prospettiva di fare esperienza e di entrare in relazione piena con l’unico Cristo: celebrato nella preghiera e nei sacramenti; testimoniato nella cura e nell’attenzione verso gli altri; annunciato, nei molti modi in cui si può far risuonare la Parola di vita. Ci vuole anche il coraggio di dare profondità all’annuncio declinandolo non solo come catechesi e istruzione ma nelle tonalità più ampie di accompagnare le soglie e passaggi decisivi dell’esistenza: il fidanzamento, il generare figli, il lavoro, l’educazione, la fragilità e la sofferenza, la socialità e l’impegno di cittadinanza. Ugualmente per la liturgia da intendere non solo come Messa, ma anche nel dare rilievo a tanti altri momenti celebrativi e di preghiera: l’ascolto della Parola, la preghiera dei salmi, le tradizioni e modalità semplici e popolari, le esequie. Così pure, la carità va ripresa non solo come gesti di solidarietà verso i poveri delegati ai volontari della Caritas, ma come lo stile che connota il nostro stare insieme, da cui scaturisce anche la vicinanza globale alle fragilità del nostro territorio, che spesso non sono solo quelle economiche. Come sapete, poi, gli Uffici diocesani sono a piena disposizione per incrementare e sostenere il servizio di catechisti e accompagnatori degli adulti dell’Iniziazione cristiana e per favorire la creazione e il consolidamento dei gruppi liturgici e delle Caritas parrocchiali.

 

Come cogliamo dalla lettera del vescovo, le indicazioni che ci offre sono concrete e orientano a uno stile che sia di apertura, di collaborazione, che sa puntare sulle cose fondamentali. Anzitutto l’atteggiamento missionario che connota il cristiano oggi, chiamato ad una testimonianza evangelica verso chi ha perso il contatto con la comunità credente lì nella realtà quotidiana, nei rapporti interpersonali, nelle parole e nei gesti. Inoltre una parola particolare a tutti gli operatori pastorali coinvolti in qualche servizio specifico (di qualsiasi tipo) che punta sulla capacità di lavorare insieme, con obiettivi condivisi, attenti a ‘disinnescare possibili rotture e divisioni’. Infine ci viene ribadito che le dimensioni fondamentali della vita di ogni battezzato che si mette al servizio restano sempre l’annuncio, la liturgia e la carità. Il modo personale o di gruppo di declinare queste dimensioni sono tutte da inventare e ognuno può viverle con creatività secondo la propria sensibilità e possibilità concrete. Ma non possono mancare per vivere l’esperienza della fede e l’impegno generoso della testimonianza a cui tutti siamo chiamati.