Le feste patronali di Santa Cecilia quest’anno di fatto coincidono con la mia presenza (e quella di don Ottavio) tra voi. All’inizio non me n’ero quasi accorto ma c’è stato più di qualcuno che me l’ha ricordato (a proposito di anniversari da celebrare!). Dieci anni nei quali abbiamo camminato insieme, facendo passi di chiesa. Il rimbalzo dentro di me di questa consapevolezza mi ha portato a riflettere sul senso di questo tempo condiviso e di ciò che ho imparato, donando e ricevendo.
Anzitutto sono cresciuto nella fede, rafforzando la mia convinzione di credente e della grandiosa risorsa che ha il messaggio cristiano per la vita delle persone, mature o giovani che siano. Tanti i momenti e le occasioni, ma soprattutto i passaggi dell’inizio e della fine, in occasione del sacramento del battesimo di chi si è affacciato alla vita e la celebrazione delle esequie, affidando all’amore più grande l’esistenza delle persone care. Inoltre qualche incontro feriale con persone di squisita umanità e di grande fede nel Signore, pur nella malattia, nella vecchiaia o nella difficoltà. In secondo luogo molti mi hanno insegnato la fedeltà, che, come diceva qualcuno, è l’amore nel tempo. Esempi semplici ma concreti, non slogan proclamati o atteggiamenti da prime donne, piuttosto scelte quotidiane, espressioni reali di amore alla comunità e ai fratelli. Come dice l’adagio: “è facile cominciare ma la vera sfida è perseverare”. Al di là delle situazioni favorevoli e gratificanti, delle situazioni più disagevoli e impegnative, la disponibilità a continuare in un servizio, in un compito,
fosse anche solo in una semplice presenza, diventa ‘segno’ di testimonianza che costruisce ed edifica.
Infine, in questi dieci anni ho rafforzato la convinzione dell’importanza vitale della comunità. E’ il distintivo del nostro essere chiesa cattolica, il modo ‘specifico’ in cui viviamo la nostra esperienza cristiana: è il ‘noi’ credente che ci fa sentire parte della famiglia di Dio, in cui il Signore ci è Padre e la chiesa ci è madre. Lo sguardo ai numeri potrebbe far nascere preoccupazione ma sentiamo che siamo chiamati piuttosto a vivere l’autenticità del vangelo che con la sua forza attrattiva tiene acceso il cuore del corpo ecclesiale.
Che l’intercessione di Santa Cecilia che ho imparato ad invocare e ad amare, accompagni e benedica questa porzione di chiesa che è la nostra parrocchia di Villafranca: continui ad attingere al grande patrimonio della fede, viva come comunità evangelica. In questi giorni il grazie è reciproco, tra noi, ma prima ancora al Signore.