Avevamo iniziato lo scorso anno pastorale Nella gioia del Battesimo con il desiderio di sostare presso il fonte battesimale: il Signore ci ha preso sul serio perché noi potessimo prendere sul serio il Battesimo, rendendo evidente il Vangelo non solo nella partecipazione alla vita parrocchiale, ma anche nella laica testimonianza cristiana nei luoghi della vita e riscoprendo la preghiera personale o in famiglia. La testimonianza di tante persone in questi mesi ha tradotto la «rara umanità» e reso credibile il Vangelo della vicinanza. L’attuale situazione di fatica e di incertezza, che fa emergere ancora più fortemente le vecchie povertà e ne evidenzia di nuove, richiede ulteriore slancio e generosità. Non vanno, infatti, trascurate le povertà già conosciute – precarietà economica, dipendenze, malattie, abusi e disuguaglianze - alle quali si vanno aggiungendo una profonda crisi occupazionale, un vero distanziamento sociale da reddito, la mancanza di risorse pubbliche, la crescente marginalità sociale, la povertà educativa e il danno ambientale. Preoccupa adesso, in modo particolare la mancanza di lavoro, la violenza relazionale esplosa in alcune famiglie, la solitudine degli anziani, l’arretramento scolastico e la perdita di socializzazione di una fascia non piccola di bambini, ragazzi e adolescenti. Bisogna, inoltre, vigilare sulla crescente percezione dell’altro inteso come “nemico”. In questo senso come credenti possiamo formarci e dare il nostro contributo in ordine alla responsabilità della parola, perché il nostro linguaggio non sia segnato da ostilità, violenza e sospetto, ma misurato, gentile e capace di tenerezza. Inoltre, se da sempre stiamo all’erta per paura di essere derubati di qualcosa, ora ci fa paura anche la sola vicinanza dell’altro. La prudenza sanitaria rischia di ammalare la bellezza e il valore dell’altro, accanto a noi. Indubbiamente però questo tempo ci affratella nella comune fragilità, superando anche una definizione statica di “povero” e “ricco”: oggi siamo tutti potenzialmente poveri, tutti esposti, al pericolo dell’insicurezza sociale ed economica. La fragilità può portarci in dono la consapevolezza che nessuno si salva da solo e che siamo tutti necessariamente interconnessi: «Siamo tutti sulla stessa barca». “La carità nel tempo della fragilità”.