La nostra riflessione si arricchisce di ciò che abbiamo ricevuto domenica scorsa nell’incontro di anniversario dell’Unità Pastorale. La riflessione di don Luca Facco (Direttore della Caritas diocesana) ha evidenziato la portata catechistica, pedagogica, ecclesiale e pastorale della carità. Anzitutto la carità non sono cose da fare, impegni da assumere o progetti da realizzare ma è la stessa persona di Gesù. Vivere la carità è annunciare Gesù, testimoniare Gesù morto e risorto, vivo in mezzo a noi. E questo attraverso di noi. C’è una bella preghiera medioevale che dice: “Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani, Cristo non ha piedi, ha soltanto i nostri piedi per arrivare agli uomini e alle donne di oggi”. La carità concreta verso l’altro è già una buona notizia, un vangelo vissuto, una catechesi spicciola che insegna la fecondità della fede che si fa appunto amore per il prossimo, aiuto verso il bisognoso, cura e attenzione a chi è nella necessità. La carità è di tutti, non appannaggio di un settore della parrocchia, qualcosa che gestisce Caritas. La carità è il modo di essere di tutta una comunità cristiana, dice il suo volto, il suo stile. Allora fa catechesi, insegna qualcosa di Gesù e del suo vangelo, chi parla di lui e di ciò che ha detto e fatto (catechisti, educatori, accompagnatori), ma anche chi vive gesti concreti di bontà e di solidarietà. Se ci sono più persone che vivono con questa sensibilità si crea un clima umano e cristiano di fraternità, si ricostruisce un ambiente favorevole che ci fa respirare e praticare i valori insegnati da Gesù in modo naturale e quasi spontaneo. Viene alla mente il clima che sapeva instaurare Madre Teresa di Calcutta con i suoi gesti di carità, come riusciva a abbattere le barriere culturali, sociali e religiose più alte che separavano le persone e i gruppi. Dobbiamo riconoscere che il tempo che stiamo vivendo non è favorevole, sembra raffreddare ulteriormente la voglia di incontrare e lo slancio di aiutare. Ma la vocazione della comunità cristiana (tutta) è proprio questa: continuare ad essere quell’ambiente vitale fatto di persone che rendono plausibile e credibile il vangelo di Gesù, perché incarnato in parole ed opere, in gesti di accoglienza e ascolto, in prossimità di sostegno e aiuto, in scelte preferenziali verso i più deboli e vulnerabili (gli scarti della nostra società, che abbiamo anche tra noi). La nostra vita (caritatevole), personale e comunitaria, sarà una catechesi.