Di domenica in domenica continuiamo il nostro cammino e questo è precisamente il senso della vita cristiana che ci porta a fare passi verso Cristo in tappe di avvicinamento che favoriscono il nostro incontro con Lui. Qualcuno potrebbe dire: ma come è possibile questo, dal momento che Gesù è vissuto 2000 anni fa? Ecco il punto. Gesù non è morto ma è vivo, Cristo è risorto e la sua presenza va oltre i limiti del tempo e dello spazio. Avere fede è credere in questa realtà che diventa per noi non solo possibilità effettiva ma perfino dono, regalo inestimabile per noi. Fondamentalmente abbiamo due canali preferenziali per poter accedere a una esperienza di incontro con Lui: la preghiera personale e la liturgia comunitaria che trova nella Messa e in particolare nell’Eucaristia domenicale al suo vertice.
La preghiera personale è esercizio di spiritualità, percorso di ricerca, nella parte più intima di noi stessi che, se visitata, ci permette di incontraci non solo con la nostra profonda verità, ma anche con la verità di Dio che abita in noi dal nostro battesimo. Gli occhi del cuore si allenano un poco alla volta e il collirio della preghiera ci dà luce gradualmente per riuscire a cogliere e accogliere la presenza del Signore nella nostra vita. Se poi ci diamo una mano anche in famiglia, tra genitori e figli, questo processo iniziatico diventa ancora più fluido ed efficace. Un esempio formidabile è la vita di Carlo Acutis, morto a soli 15 anni di leucemia: beatificato il 10 ottobre ad Assisi ha fatto della sua vita un capolavoro nel quale i colori più belli che ha usato sono stati la preghiera, il Rosario, l’Eucaristia, la sua “autostrada” verso il cielo, come amava definirla lui.
Il secondo canale di incontro con il Signore vivo, ancora più grande e più bello, è la Liturgia specialmente quella celebrata in modo festoso la domenica. Come dice il vangelo di questa domenica siamo tutti chiamati come invitati speciali a un banchetto. L’incontro con il Signore è come andare a nozze, espressione massima di gioia e di festa. Tutto parla della sua misteriosa presenza, lo Sposo che ci ama e ha dato perfino la vita per noi (“non c’è amore più grande di chi dà la vita…” (Gv 15,13)). L’incontro con Lui, assieme a tanti fratelli e sorelle è all’insegna della riconoscenza nel sperimentare la sua bontà e la sua benevolenza nei nostri confronti. Questo è il motivo della festa cristiana che diventa canto, amicizia, accoglienza, incontro fraterno, desiderio rinnovato di bene, forza di testimonianza e impegno concreto di carità. Tutto scaturisce dall’incontro con il Signore nella Liturgia che è “fonte e culmine della vita cristiana” come dice la “Sacrosanctum Concilium”, il documento del Concilio Vaticano II che parla della Sacra Liturgia. (SC 10). Continuiamo allora ad alimentare la nostra fede cristiana, perché rimanga viva e feconda di frutti con i grandi canali di grazia con i quali il Signore ci viene incontro, quali sono la preghiera e la liturgia.