Concludiamo in bellezza il mese di settembre con la giornata del Seminario, occasione per riflettere e pregare, per sentirci coinvolti nella dimensione vocazionale della vita cristiana e nell’aiutare la preziosa istituzione diocesana dove si formano i futuri presbiteri, future guide delle nostre comunità.
Questa domenica, 25 settembre, diventa l’occasione per salutare e ringraziare Marco Scagnellato, il nostro seminarista che ci ha accompagnati per ben tre anni, seguendo i chierichetti, animando la liturgia, coadiuvando vari gruppi di catechesi e sostenendo campiscuola e Grest. Gli promettiamo una preghiera per il suo cammino di risposta alla chiamata del Signore, verso il presbiterato. Da ottobre lui comincerà il suo servizio festivo nella parrocchia di Campolongo Maggiore, dove è parroco don Emanuele Degan (ex cappellano di Villafranca)
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Da questa settimana cominceremo a presentare i 14 temi che saranno oggetto della riflessione nei gruppi sinodali che si costituiranno. Se la riflessione sarà compito di chi vi aderirà direttamente, mi pare comunque opportuno condividere con tutti voi le grosse questioni che si dibatteranno e saranno oggetto di nuove proposte per il bene delle nostre comunità. Il primo tema è Evangelizzazione e cultura, un arricchimento reciproco.
La Chiesa abita la terra e vive la fede immersa nell’oggi, confrontandosi quotidianamente con il mondo del lavoro, della scuola e della formazione, gli ambienti sociali e culturali, gli aspetti cruciali della globalizzazione. Grazie a questo confronto la Chiesa è pienamente consapevole di non essere più il punto di riferimento centrale per la vita delle persone: per molti il Vangelo non serve a vivere. Questa acquisizione, però, non ha portato un cambiamento nel modo di essere Chiesa: si ripropongono schemi e prassi tradizionali. I percorsi formativi e spirituali sembrano sempre più autoreferenziali, senza interazione col mondo esterno. A questo si aggiunge l’incapacità di prendere posizione rispetto ad alcuni grandi interrogativi che attraversano la cultura contemporanea: cambiamenti climatici, diritti umani, fine vita, migrazioni, precarietà del lavoro, povertà sempre più diffusa. In un contesto storico caratterizzato da una diffusa individualità e ricerca dell’interesse personale, il mondo tuttavia guarda ancora con favore alla Chiesa e al suo continuo sforzo di comunione e al patrimonio culturale della Dottrina sociale. Emerge nei confronti della Chiesa un sentimento di attesa e aspettativa più che di delusione e sfiducia. In molti c’è una domanda di rapporto con la Chiesa, la sete di un buon annuncio, il desiderio di una parola di Vangelo. Tutto questo si traduce in una richiesta di vicinanza, di amicizia cristiana, di collaborazione insieme per il bene comune, che viene posta dalle persone di tutti gli ambiti: la scuola, il lavoro, la politica, lo sport., Finora la Chiesa, nella sua lunghissima storia, è riuscita ad affrontare crisi, fratture e cambiamenti come delle opportunità per evolvere. La velocità delle trasformazioni in atto richiedono ai battezzati un rinnovato ascolto, un dialogo sincero e il coraggio delle scelte. Per leggere i segni dei tempi è fondamentale tornare alla fonte: Gesú Cristo, modello di riferimento per ogni uomo e ogni epoca. Anche oggi la Chiesa è chiamata ad incarnarsi in questo tempo per continuare ad essere fedele alla propria missione evangelizzatrice
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Sono per noi oggi le parole di Gesù: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura». Se questo mondo attraversa giorni difficili, l’amore di Cristo ci spinge con maggiore abbondanza di Grazia divina che diventa in noi dono d’amore, interesse e dedizione gratuita, impegno per il bene e la giustizia. Grazia che, offrendoci la forza dello Spirito Santo, scende su noi e ci rende testimoni del Vangelo ad ogni creatura. Il Sinodo diocesano si inserisce in questo mandato missionario e diventa la strada per seguire Gesù. (Vescovo Claudio, Indizione del Sinodo). I temi che verranno presentati all’interno del nostro Foglietto 7 Giorni sono il frutto del lavoro di lettura, analisi e sintesi della Commissione preparatoria. La Commissione, dopo aver ascoltato attentamente le voci contenute nelle tremila pagine di relazioni degli Spazi di dialogo parrocchiali e di ambito, offre alla Diocesi queste piste di lavoro. La Commissione preparatoria, nell’elaborare i temi del Sinodo diocesano, ha evidenziato l’importanza di un discernimento sinodale che tenga conto anche di ciò che ci sta dicendo il nostro tempo: il contesto sociale e culturale in cui viviamo non può fungere solo da sfondo all’azione della Chiesa, ma è il terreno che nutre e fa fruttificare il seme buono del Vangelo.
I Gruppi di discernimento sinodale. Questi temi diventano ora i contenuti da affidare ai Gruppi di discernimento sinodale e saranno successivamente accompagnati anche da domande e provocazioni per renderli attinenti al contesto pastorale della nostra Diocesi. Sono le piste di riflessione che guideranno l’individuazione delle prospettive ecclesiali, gli obiettivi pastorali e le proposte di cambiamento da discutere in Assemblea sinodale. Nonostante nelle relazioni degli Spazi di dialogo siano emersi moltissimi aspetti rilevanti e cruciali, il Sinodo diocesano non potrà occuparsi di ogni aspetto della vita delle persone e delle comunità cristiane. Si concentrerà, dunque, sugli aspetti fondamentali dell’essere Chiesa diocesana e su come continuare la missione nel contesto attuale. Nello specifico andranno prese in considerazione alcune attenzioni nodali e prassi pastorali da rivedere, da implementare e da auspicare, a partire dalle esigenze della nostra Diocesi.
La realizzazione del Sinodo porta già in se stessa alcuni frutti significativi: promuovere e attuare un autentico esercizio di ecclesialità, di crescita in fraternità, di corresponsabilità battesimale. Il convenire di una Chiesa locale nell’esercizio del discernimento pastorale comunitario è l’espressione visibile della sua vitalità
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Colgo l’occasione di evidenziare una bella e significativa coincidenza: il vangelo che noi proclamiamo ogni anno in occasione della domenica delle feste patronali dedicate alla Madonna delle Grazie nel contesto del nostro amato Santuario –le nozze di Cana (Gv 2, 1-11)- è lo stesso che è stato scelto per la celebrazione del grande evento sinodale della nostra diocesi. Per questo vogliamo riproporlo con un breve commento che illumini il senso di questa scelta e guidi anche la nostra attiva e convinta partecipazione. Riportiamo il testo:
Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Gesù invita i servitori a riempire d’acqua le anfore. Sarà Lui a trasformare l’acqua in vino, ma a noi il compito di raccogliere l’acqua, di preparare quanto desideriamo che venga trasformato dallo Spirito, dagli occhi della fede, dal discernimento della Chiesa. Il gesto umile di riempire pazientemente di acqua le anfore, affidato ai servitori, può essere un’immagine dell’invito che Gesù fa a ciascuna persona che si trova a essere parte della “festa di nozze” del Sinodo, cioè dell’incontro tra il Vangelo e il nostro tempo che questa esperienza ecclesiale intende compiere. La preparazione personale è la paziente raccolta di acqua, di parole, di idee, di approfondimenti che ognuno è invitato a compiere prima, durante e dopo i momenti di ascolto, dialogo, confronto che costituiscono il cammino del Sinodo.
Buoni passi, con la testa e il cuore, a tutti.

Eccoci ancora una volta per celebrare il cuore dell’estate villafranchese con la Sagra paesana. La tradizione si perde nella notte dei tempi attorno al Santuario della Madonna delle Grazie, ma in questi ultimi anni abbiamo voluto ridare forza e slancio a questo appuntamento sempre atteso e vissuto in un clima di amicizia e di gioia. La scelta di iniziare quest’anno con la celebrazione eucaristica di giovedì 4 agosto nel Santuario vuole essere una sottolineatura che dà il tono a questi giorni: una comunità cristiana che sa fare festa con quello stile evangelico di accoglienza e ospitalità, di collaborazione e generosità che Maria continua a indicarci come strada da percorrere, e atteggiamento da vivere tra noi e con chi condividerà questi giorni.
Molti, già da tempo, si sono dati da fare, e molti altri si sono aggiunti con uno spirito volontario, per dare un contributo di servizio e di sostegno alle varie attività connesse con la sagra. E’ bello vedere quante persone, con gratuità, ci mettono tempo e lavoro, competenza e passione. In un contesto nel quale tutto si quantifica e si paga, questi giorni innescano relazioni diverse da quelle della competizione e del profitto e creano spazi e momenti di incontro fra persone nel clima della distensione e della famigliarità.
Mi pare opportuno sottolineare due aspetti che caratterizzano la Sagra paesana di quest’anno. Il primo è la mostra fotografica centrata sulla figura di don Settimo Levorato. La figura di questo parroco ha accompagnato la crescita del nostro paese per tre decenni (1936-1967) e la presentazione della sua opera diventa occasione di memoria per la storia della nostra comunità. Ancora una volta nel celebrare il presente torniamo al nostro recente passato, ricco di insegnamenti sempre utili anche per l’oggi. Un secondo aspetto riguarda la destinazione del ricavato della Sagra per l’onerosa opera di rinnovamento della scuola dell’infanzia che riguarda l’adeguamento sismico e la sostituzione di porte e finestre più funzionali e a norma.
Come ogni anno il programma religioso farà da sfondo a tutte le altre proposte. Da venerdì a domenica sarà possibile iscriversi all’Antica Fraglia (confraternita) nel chiostro presso il Santuario della Madonna delle Grazie; domenica 7 agosto tutte le celebrazioni saranno in Santuario in un clima di famiglia. Desideriamo che questi giorni diventino una iniezione di fiducia, vissuti in amicizia e serenità, sotto il manto materno di Maria nostra madre
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Domenica 5 giugno 2022, solennità di Pentecoste, con l’apertura del Sinodo diocesano, la Chiesa di Padova è entrata in una fase “storica”: per la prima volta dopo il Concilio Vaticano II sosterà, in ascolto dello Spirito, per considerare la strada che ha davanti a sé in questo tempo di grandi cambiamenti e per arrivare a scegliere una visione di Chiesa che sia capace di adeguare l’annuncio del Vangelo al contesto di vita.
La celebrazione di apertura, presieduta dal vescovo Claudio Cipolla, si è tenuta in basilica Cattedrale, a Padova. La solenne celebrazione di apertura del Sinodo a cui hanno partecipato anche i rappresentanti di istituzioni civili, religiose e delle altre chiese cristiane, ha visto la presenza dei membri della Segreteria del Sinodo, (che ha accompagnato tutto il lavoro di questo anno di preparazione); della Commissione preparatoria (composta da 60 persone, che hanno individuato i temi che saranno oggetto del Sinodo diocesano) e dell’Assemblea sinodale, (composta da circa 400 persone), che proprio durante la celebrazione si è insediata e con la professione di fede pubblica ha assunto, a nome della Chiesa, questo importante compito a servizio del discernimento ecclesiale nel corso del Sinodo diocesano.
La celebrazione è stata caratterizzata da tre segni: la processione d’ingresso con il libro dei Vangeli; la colletta all’offertorio dedicata a sostenere tre progetti di Caritas diocesana orientati a farsi carico di situazioni di disagio e precarietà; la comunione agli ammalati con l’invio dei ministri straordinari della comunione a partire da questa celebrazione eucaristica.
L’apertura del Sinodo arriva dopo un anno di intenso lavoro di preparazione che ha visto coinvolta la segreteria del Sinodo, la Commissione preparatoria incaricata di individuare i temi che saranno ora materia del Sinodo e oltre 12 mila persone che hanno partecipato attivamente agli spazi di dialogo. Con l’apertura del Sinodo si entra nel vivo di questo “santo viaggio” la cui conclusione è prevista entro dicembre 2023. Il lavoro del Sinodo diocesano si muoverà sui temi individuati e su alcune prospettive di fondo: la conversione in chiave missionaria di tutta la pastorale; il volto e lo stile fraterno delle nostre parrocchie perché rendano accessibile il Vangelo alle persone; l’inculturazione del Vangelo in un contesto non più visibilmente cristiano nel quale i riferimenti valoriali al messaggio e alla persona di Gesù sono diventati labili
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Carissimi/e, ci siamo trovati come Presidenza del Consiglio Pastorale per fare una piccola verifica della Festa della Comunità e per dare uno sguardo in avanti verso gli appuntamenti estivi e il cammino sinodale che ci aspetta in comunione con tutta la Chiesa di Padova.
- La celebrazione di ringraziamento vissuta domenica 19 giugno è stato un momento vissuto in un clima di serenità e riconoscenza per il dono di essere comunità in un tempo di individualismo e spesso anche di solitudine. La collaborazione di varie componenti attive della nostra parrocchia, pur nella fatica del periodo che stiamo vivendo, ha permesso di percepire quanto sia importante e vitale per noi vivere la fraternità ispirata al vangelo, regalandoci momenti di incontro e di celebrazione, di amicizia e di festa.
- L’estate si presenta molto ricca di iniziative e proposte (Grest, Tornei sportivi, Campi scuola). Vorremmo in particolare rivolgervi un invito speciale in occasione della Sagra dei Ferai, che trova attorno al Santuario della Madonna delle Grazie il suo fulcro ispiratore. Per questo inizieremo la nostra Festa paesana con una Celebrazione eucaristica in Santuario giovedì 4 agosto alle ore 20.30, sentendoci tutti invitati. Inoltre se qualcuno fosse disponibile per dare una mano da venerdì 5 a mercoledì 10 agosto (anche solo qualche sera), si faccia avanti.
- Domenica 5 giugno è iniziato ufficialmente per tutta la nostra diocesi il Sinodo di Padova. Anche noi, come parrocchia, ci siamo preparati con i gruppi sinodali, spazi di ascolto reciproco e di elaborazione dei temi fondamentali che saranno discussi nel Sinodo. Per settembre saremo invitati a individuare i moderatori che coordineranno i prossimi gruppi sinodali nei quali tutti gli operatori pastorali e ogni battezzato potrà avere ‘voce in capitolo’. Domenica 9 ottobre vivremo una domenica sinodale in cui celebreremo in parrocchia l’inizio di un cammino di discernimento che ci coinvolgerà in tutto il mese di ottobre. Ce lo segniamo già nella nostra agenda. Se qualcuno vuole rendersi disponibile a guidare un gruppo sinodale come moderatore lo comunichi a don Giuseppe (cell. 3466066262) o al Vicepresidente del Consiglio Pastorale, Franco Ortile (cell. 3477759983) entro la fine di luglio. Grazie
La Presidenza del Consiglio Pastorale
Don Giuseppe con Franco, Talita, Nicola, Lorenza

Per approfondire il significato del Sinodo riportiamo uno stralcio della riflessione del vescovo Claudio, nella celebrazione eucaristica con l’Indizione del Sinodo diocesano, 16 maggio 2021.
Sinodo è anche preghiera. È la preghiera, in comunione con la preghiera sacerdotale di Gesù, di saper camminare insieme, arricchiti dalle nostre usanze e ma anche andando oltre, superando le nostre resistenze e vincendo presunzioni e individualismi. È preghiera di invocazione: «che siano una cosa sola!». Preghiera che assomiglia a quella dei poveri, di coloro che invocano da Dio giusti-zia e dignità, senza pretese perché sono poveri; le invocano come Grazia.
Sinodo è speranza. La speranza si accende quando ci si sente chiamati a raggiungere una meta impegnativa, alta, bella; quando ci si aspetta qualcosa di più, quando si possiedono beni che si desidera condividere con le persone a cui si vuole bene. Questa speranza è dell’intera comunità dei battezzati che è composta anche da presbiteri, da diaconi, da consacrate e consacrati, dalle diverse ministerialità e carismi presenti nel popolo di Dio; e che percepisce il pericolo della dispersione, della frantumazione e che desidera orientarsi anche comunitariamente secondo la volontà di Dio Padre. Il Sinodo nasce dal desiderio del Vescovo di rendere possibile la strada del futuro e della missione. Strada da percorrere tutti insieme, ognuno con il suo carisma, «avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace», al servizio di tutti coloro che il Signore ama. È tempo quindi di una sintesi ecclesiale che permetta di guardare al futuro “insieme”, con un rinnovato coraggio; anzi con un rinnovato entusiasmo. È venuto il tempo di favorire il futuro e di an-dargli incontro mettendoci in ascolto dello Spirito del Signore Risorto
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Questa parola viene dal greco “camminare insieme”. Il vescovo Claudio ha chiamato tutti noi ad un grande cammino di riflessione, ascolto, racconto e sogno per il futuro, che durerà alcuni anni e punta al rinnovamento del modo di essere Chiesa.
Il Sinodo è un’esperienza ecclesiale e spirituale.
Ecclesiale perché l’essere Chiesa implica sempre la disponibilità a camminare insieme. Significa condividere una visione, una prospettiva che ci attrae e individuare le tappe e le modalità (processi) che attivino un cambiamento duraturo ed efficace. In questo senso “Chiesa” e “Sinodo” sono sinonimi.
Spirituale perché è un’esperienza ispirata dallo Spirito Santo e conserva, pertanto, un margine ampio di apertura e imprevedibilità, caratteristiche dello Spirito, che soffia e va dove vuole. Per questo si utilizza l’espressione “celebrare il Sinodo”, perché di fatto significa riconoscere l’azione dello Spirito che accompagna sempre la nostra Chiesa.
Sinodo significa il diritto e il potere di parola affidato a tutti.
La capillarità del Sinodo, caratterizzato dall’atteggiamento dell’ascolto, permette ad ogni credente e battezzato di portare il proprio contributo di pensiero. Ogni parola, che mette in circolo l’esistenza di ciascuno e il Vangelo, è preziosa, è un dono che rinnova e qualifica il discernimento dell’intero popolo di Dio.
Sinodo significa scegliere insieme.
Il Sinodo intende attivare dei processi di cambiamento frutto di ascolto e di discernimento. Il Sinodo non guarda solo le questioni immediate, ma rivolge il suo sguardo a ciò che siamo chiamati a diventare nel medio-lungo periodo. Nelle grandi sfide e questioni che interpellano tutti, decidere e scegliere insieme è garanzia di fedeltà al Signore e di comunione. Il Sinodo, pertanto, vorrebbe attivare processi di cambiamento, che coinvolgano tutti i soggetti ecclesiali e che permettano di
annunciare, oggi e qui, la gioia del Vangelo
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Stiamo concludendo un mese dedicato a Maria e lo celebreremo riconoscenti con la tradizionale Eucaristia all’aperto nel chiostro del nostro amato Santuario il 31 maggio. Non esito a dire che abbiamo realizzato un cammino di fede, assieme a fratelli e sorelle credenti e soprattutto assieme a Maria, la “pellegrina della fede”, come l’aveva definita San Giovanni Paolo II nell’ormai lontano 1087, anno mariano. Per il popolo cristiano la Madre di Gesù è sempre stata, e continua ad essere, un punto di riferimento per l’esperienza della fede che nasce e cresce in famiglia, si rafforza e si condivide nella comunità parrocchiale, si testimonia nella vita e nella società. La nostra relazione con il mondo religioso sta vivendo una grande trasformazione che allontana dalle tradizioni arrivate sino a qui e che chiede modi nuovi e creativi per incontrarci con il sacro. Anche la devozione mariana sta vivendo questi profondi cambiamenti e la figura di Maria vuole trovare un nuovo spazio nella vita di ogni cristiano. Nell’edizione 7 Giorni di Pasqua facevo a Suor Imelda questa domanda: “La devozione mariana è centrale per ogni cristiano. Alla luce della tua esperienza spirituale personale c’è qualcosa che senti particolarmente importante da condividere?”
Ed ecco la risposta: “Sono convinta che la devozione alla Madonna è da vivere e testimoniare ogni giorno: da infondere nei bambini, da condividere tra genitori, da far scoprire ai giovani, da praticare nel mondo degli adulti, perché è Maria che ci porta a Gesù. Raccomanderei a tutti un ascolto attento dei passi del Vangelo dove parlano di Maria: Annunciazione, Nascita di Gesù, Presentazione al Tempio, Nozze di Cana, Maria sotto la croce, Maria con gli Apostoli nel Cenacolo dopo la Resurrezione. Insomma, in sintesi, direi una devozione evangelica e adulta, maturata nell’ascolto e nella preghiera fatta con il cuore”.
Raccoglierei questi suggerimenti che mi sembrano ‘chiave’ per una vera devozione mariana e una rinnovata vita cristiana:
1. devozione evangelica, maturata nell’ascolto. Rifarci sempre alla fonte fondamentale della nostra fede, il santo Vangelo, dove, tra l’altro, si parla di Maria come donna che sa mettersi in ascolto del Signore che le parla e a cui risponde con il suo sì.
2. devozione adulta, una preghiera fatta con il cuore. La fede e la preghiera non sono cose da bambini ma di persone ‘grandi’, cresciute nella fede, e che si esprimono con sentimenti di sincerità e profondità (cuore)
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La Cresima e la Prima Eucaristia dei nostri amici dell’Anno dei Sacramenti sono i grandi doni che li abilitano a una vita cristiana a tutto tondo. In modo sportivo potremmo dire: è terminato l’allenamento e ora comincia la partita della vita cristiana che li porta a far vincere il bene sul male, in ogni momento, in ogni situazione, in ogni contesto. La settimana scorsa abbiamo evidenziato l’importanza del ruolo della comunità cristiana come grembo vitale per la nascita e la crescita nella fede creando un ambiente favorevole per i nostri ragazzi. Non meno strategico abbiamo presentato il ruolo dei genitori e della famiglia per aiutare a concretizzare una vita che profuma di vangelo e che si ispira allo stile che Gesù e che ci ha insegnato l’ amore a Dio, il Padre, e al prossimo, visto come fratello e sorella. In queste righe vogliamo invece mettere a fuoco la rilevanza fondamentale, per la crescita integrale di ogni ragazzo, dell’esperienza di gruppo. Nell’ambito catechistico, la fase post-sacramentale l’abbiamo chiamata “Fraternità”. E’ un tempo nel quale si approfondiscono i doni di grazia ricevuti nella Prima Eucaristia (amicizia con Gesù) e nella Confermazione (dono dello Spirito Santo). In questo senso, con una parola difficile, potremmo parlare di ‘mistagogia’. Vuol dire accompagnare i ragazzi a portare nella vita i doni ricevuti nella fede nel momento sacramentale. Per esempio alimentare un’amicizia con Gesù facendolo diventare il punto di riferimento (top model) della propria vita, ispirando atteggiamenti e scelte a quelle che troviamo nel Cristo dei vangeli. Inoltre imparare una confidenza quotidiana con la presenza dello Spirito di Dio che, se invocato, può aiutarci e insegnarci a fare bene ogni cosa: volere bene, ascoltare chi ci è accanto, consigliare chi sta sbagliando, incoraggiare le persone sconsolate e tristi, perdonare chi ci ha fatto del male, essere di aiuto a chi è nel bisogno, ecc. Tutto questo ha bisogno di un ambiente vitale adeguato che potremmo chiamare una palestra di vita: ecco la funzione del gruppo di catechesi che continua dopo la recezione dei sacramenti, la Fraternità appunto. E’ uno spazio di incontro, accompagnato da alcuni amici più grandi (educatori) che aiutano i ragazzi a mettere in pratica, insieme, i valori cristiani imparati, in un sostegno reciproco. La Fraternità diventa un luogo di relazioni e di condivisione che aiutano i ragazzi a fare una esperienza concreta di chiesa.

Il Signore è sempre generoso con noi e i doni sacramentali che molti ragazzi della nostra comunità stanno ricevendo ne sono una conferma tangibile. Questo sabato gli amici del discepolato hanno ricevuto l’abbraccio della misericordia del Padre attraverso il sacramento della riconciliazione. Innescare una dinamica di perdono dentro la nostra vita è di importanza vitale, direi rivoluzionaria per le relazioni e le possibilità di bene che questo favorisce. Imparare a perdonare come il Signore ci perdona immette nella nostra vita quotidiana una carta vincente che ci può aiutare in tante situazioni di stallo o perfino di conflitto. Sentiamo che questa esperienza fa bene ai piccoli e ai grandi, ai ragazzi e agli adulti, percependo, guardandoci attorno, che l’atteggiamento perdonante della misericordia sembra perdere terreno nella nostra società sempre più giustizialista e intollerante. E il prossimo fine settimana un altro grande doppio segno che il Signore pone a favore dei ragazzi dell’Anno dei Sacramenti: ricevere il dono dello Spirito che dà la forza di fare il bene e vivere la Prima Eucaristia nella comunione con il Signore assieme a tutta la comunità credente. Cresima e Comunione sono Santi Segni del Signore che introducono ancor più nell’amicizia con Dio e nel suo amore con e per noi. L’augurio è che i nostri ragazzi percepiscano la grandezza e la bellezza di questi doni che accendono la nostra fede, alimentano la nostra speranza e ci danno la forza di vivere nell’amore reciproco. Sono le virtù teologali che ogni cristiano riceve nel Battesimo e che crescono con la grazia dei Sacramenti che si ricevono nella nostra vita. Sentiamo che la nostra parrocchia è coinvolta con l’esempio e la preghiera perché se Dio ci è Padre, la comunità cristiana è ‘madre’ che ci genera e ci fa crescere nella fede, cioè nella relazione con il Signore che continua a manifestarsi ‘dove due o più si riuniscono nel suo nome’. Pure le famiglie di questi ragazzi hanno un ruolo bello e importante: di accompagnamento, di incoraggiamento perché i loro figli vivano con gioia questi momenti ‘graziosi’ del Signore e possano portare frutto nella loro vita. Tutto il percorso di catechesi sottolinea il ruolo strategico dei genitori che continuano ad essere i punti di riferimento fondamentali dei loro figli e i primi educatori (catechisti) della fede delle nuove generazioni. Li vogliamo sostenere perché sentano che la comunità continua a camminare assieme e accanto a loro.