Continua il nostro cammino verso il nuovo anno liturgico (29 novembre con la 1^ domenica di Avvento che porterà la novità del Messale rinnovato. Anche in questa edizione dei 7 Giorni un approfondimento.
(Parte II)
Un Messale per tutti. Il Messale è un libro per tutta l’assemblea celebrante. Chi lo prende in mano e ne sfoglia le pagine durante la celebrazione dell’Eucaristia è colui che la presiede (il vescovo o il presbitero presidente). Ma chi mette in atto lo “spartito” in esso contenuto è tutta l’assemblea, che riconosce nei testi e nei gesti proposti dal Messale una via sicura per abbeverarsi alla sorgente della fede.
Papa Francesco, nella sua prima enciclica, affermava: «La fede ha bisogno di un ambito in cui si possa testimoniare e comunicare (…). Per trasmettere tale pienezza esiste un mezzo speciale, che mette in gioco tutta la persona, corpo e spirito, interiorità e relazioni. Questo mezzo sono i sacramenti, celebrati nella liturgia della Chiesa» (Lumen Fidei, 40). L’uscita del nuovo Messale Romano in lingua italiana (3ª edizione), in questo senso è una sfida per le nostre comunità. Infatti i sacramenti, e in particolar modo l’eucaristia, sono «l’abito della fede».
L’uscita del nuovo Messale è un’opportunità per riscoprire questo dato fondamentale, è una preziosa occasione anche per riprendere in mano alcuni aspetti “non nuovi” della riforma conciliare ai quali forse finora non abbiamo dato la dovuta considerazione. Si tratta di accogliere il nuovo libro liturgico come uno stimolo per le nostre comunità a interrogarsi sul nostro modo di celebrare: il Messale, anche quello precedente, offre non solo norme e testi liturgici ma il modello di Chiesa, di comunità consegnatoci dal Vaticano II. È a partire da questo modello di Chiesa che possiamo imparare a celebrare e, nello stesso tempo, è dalla celebrazione che emerge il volto genuino della Chiesa (cf. SC 2).
Cristo e la Chiesa soggetti del celebrare. La liturgia come partecipazione attiva è un concetto dogmatico che cambia completamente il profilo ecclesiale: quando si celebra l’Eucaristia, non c’è un solo ministro, ma ce n’è più di uno; tutti viviamo un coinvolgimento comune. Il Nuovo Messale restituisce la Comunione come rito della Messa, come momento di incontro di Cristo con la Chiesa: in effetti, se ci pensiamo bene, stare in comunione significa anche stare vicino. Perché tutta l’assemblea possa abbeverarsi alla sorgente eucaristica, è necessario che alcuni si pongano al servizio di tutti per predisporre il rito della Messa, in modo da rendere possibile una partecipazione corale. La presenza nelle nostre comunità di un “gruppo liturgico” è un aiuto importante perché l’Eucaristia domenicale possa costituire un vero luogo di comunione, nel quale attivare tutti i linguaggi e tutti i ministeri necessari alla manifestazione del Mistero di Cristo e della Chiesa.