Forse, fra le tante notizie, vi è giunta voce che dalla prima domenica di Avvento (29 novembre) cominceremo a usare un nuovo Messale, più precisamente è la terza edizione del Messale Romano che è stato editato in latino e tradotto in italiano dalla conferenza Episcopale Italiana. Ci offriremo ogni domenica una tappa di avvicinamento attraverso una piccola riflessione sulla liturgia e sul suo senso per noi cristiani, ma preciseremo le novità più significative, almeno quelle che ci interessano maggiormente come popolo di Dio, riguardanti le preghiere e le parti della celebrazione in cui veniamo direttamente coinvolti.

 

LA NUOVA EDIZIONE DEL MESSALE ROMANO (Parte I)
Con la prima domenica di Avvento 2020 verrà introdotto il nuovo Messale. Si tratta della terza versione in lingua italiana, dopo quella del 1973 e del 1983. Cosa cambierà? Prima di entrare nel vivo delle novità contenute in questa terza edizione, così tanto attese da tutti, è bene illustrare il significato profondo del rinnovamento liturgico inaugurato dal Concilio Vaticano II in relazione alla celebrazione dell’eucaristia.
Prima tra tutte la funzione peculiare del sacerdote che dopo il Vaticano II è passato dal ruolo di unico celebrante all’essere presidente, colui che presiede l’assemblea. Questa novità del Concilio ha inaugurato una prospettiva del tutto nuova. Si è passati dal prete “officiante” al celebrante che guida l’assemblea alla partecipazione. Il sacerdote che presiede, infatti, è chiamato a creare una correlazione tra Cristo e l’Assemblea. Da una parte egli rappresenta Cristo che agisce con la sua grazia, dall’altra “in persona Christi” edifica la comunità nella quale Cristo stesso si fa presente attraverso i sacramenti. “Celebrare significa rendere un luogo pieno di gente, vuol dire costruire il corpo di Cristo radunandosi, riunendosi. In quest’ottica il Messale ci fa fare l’esperienza profonda della Messa come atto comunitario. Tutti stanno dentro l’azione rituale del Messale, perché la Messa è l’azione di tutta la Chiesa.