Questa domenica, assieme all’inizio di un nuovo tempo liturgico, celebriamo anche la Festa del Ringraziamento per i frutti della terra. E’ un occasione per dire grazie per l’abbondanza della terra, segno della generosità e della provvidenza di Dio. Allo stesso tempo diventa un invito per un rispetto sempre più attento verso la creazione che il Signore ci ha messo tra le mani da custodire e da rispettare e non solo da coltivare e sfruttare. Ad ogni Messa festiva, prima della celebrazione, deporremo le nostre ceste di offerta davanti all’altare. Grazie anche per la vostra generosità.

Si completa il nostro cammino riflessivo verso il nuovo anno liturgico che inizia questa domenica 29 novembre 1^ di Avvento che porterà la novità del Messale rinnovato. Anche in questa edizione dei 7 Giorni un approfondimento.
(Parte IV)
Per quanto riguarda il Confiteor (“Confesso…”) durante l’atto penitenziale, si è optato per un linguaggio “inclusivo” e “politicamente corretto”: dove si diceva “Confesso, a Dio onnipotente e a voi fratelli…”, dovremo dire “Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle...“. Il termine “sorelle” viene inserito anche in altre preghiere dove il Celebrante diceva solamente “fratelli”. Come ad esempio nell’invito del Celebrante dopo la presentazione dei doni, dove si dirà: “Pregate fratelli e sorelle, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito…”. Così nel ricordo dei defunti: “Ricordati anche dei nostri fratelli e sorelle che si sono addormentati nella speranza della risurrezione”. Un’altra novità importante riguarda l’atto penitenziale. Non è più previsto l’uso dell’italiano “Signore pietà” e “Cristo pietà” ma, anche per l’assemblea, le formule in lingua greca: “Kýrie, eléison” e “Christe, éleison”. Anche l’invito del celebrante al momento della pace cambia leggermente. Non sentiremo più “Scambiatevi un segno di pace” ma “Scambiatevi la pace“.L’invito alla Comunione cambia l’ordine delle frasi: non più “Beati gli invitati… Ecco l’Agnello di Dio…” ma “Ecco l’Agnello di Dio… Beati gli invitati…“, per fedeltà al testo latino. Queste sono le novità più interessanti e facilmente riscontrabili che i fedeli troveranno nelle celebrazioni eucaristiche dal momento in cui verrà adottato il nuovo Messale Romano. Ulteriori piccole modifiche si trovano in altre Preghiere eucaristiche, prefazi e orazioni, ma è normale pensare che solo i fedeli più attenti e formati riusciranno ad accorgersene.
Nella presentazione al nuovo Messale i vescovi italiani invitano i pastori a studiare attentamente il testo per imparare “l’arte di evangelizzare e di celebrare” e richiamano ogni presbitero alla responsabilità e alla fedeltà al testo liturgico appena pubblicato affinché non ci si affranchi dall’autorità e dalla comunione con la Chiesa. Il principio della fedeltà «che si traduce in un vivo senso dell’obbedienza, impegna ciascun ministro a non togliere o aggiungere alcunché di propria iniziativa in materia liturgica». Difatti «la superficiale propensione a costruirsi una liturgia a propria misura, ignorando le norme liturgiche, non solo pregiudica la verità della celebrazione ma arreca una ferita alla comunione ecclesiale».

Continua il nostro cammino verso il nuovo anno liturgico (29 novembre) con la 1^ domenica di Avvento che porterà la novità del Messale rinnovato. Anche in questa edizione dei 7 Giorni un approfondimento.
(Parte III)
Il nuovo Messale Romano mantiene sostanzialmente invariata la struttura della precedente edizione. Tra le varie indicazioni troviamo la possibilità di pregare il Padre Nostro con le braccia allargate e il divieto di utilizzare musica registrata e di inserire avvisi e preghiere devozionali dopo la Comunione. Nessuna modifica è stata apportata nelle parti recitate dall’assemblea tranne che nel Gloria, nel Padre Nostro e nel “Confesso”, dove sono stati modificati alcuni vocaboli.
IL GLORIA E IL PADRE NOSTRO
Le novità più significative che si trovano nella terza edizione del Messale Romano e che riguardano più da vicino l’assemblea si trovano nel testo dell’Inno del Gloria e nella Preghiera del Signore, il Padre Nostro. Nel Gloria il nuovo testo prevede le parole “E pace in terra agli uomini, amati dal Signore” al posto di “E pace in terra agli uomini di buona volontà” (in latino “et in terra pax homínibus bonae voluntátis“). Anche se il latino parla chiaramente di “buona volontà” (bonae voluntátis) il cambio è dovuto a una migliore traduzione del testo originale greco (come già effettuato dalla nuova traduzione della Bibbia CEI del 2008) . Difatti la formula del Gloria è ripresa dal Vangelo di Luca scritto originalmente in greco (Lc 2,14, il canto degli angeli dopo la nascita di Gesù). In questo modo si va alla fonte e non ci si limita a tradurre alla lettera la versione latina.
È invece oramai nota, dopo tante discussioni, la nuova traduzione della frase latina “et ne nos indúcas in tentatiónem” alla fine della preghiera del Padre Nostro. Non diremo più “Non ci indurre in tentazione” ma “Non abbandonarci alla tentazione“. Questa è la traduzione che la CEI ha approvato con la traduzione della Bibbia del 2008. Dopo lunghi dibattiti e discussioni, i vescovi hanno finalmente approvato questa soluzione introducendola nella liturgia eucaristica. Non si tratta di una traduzione letterale del testo greco (che indica “portare verso” e quindi “indurre”) bensì di una forzatura motivata da esigenze pastorali e teologiche. Per dirla con parole di papa Francesco, “dobbiamo escludere che sia Dio il protagonista delle tentazioni che incombono sul cammino dell’uomo”. Nel testo del Padre Nostro c’è un’altra modifica, questa volta dovuta ad una corretta traduzione della versione latina: l’aggiunta della congiunzione “anche” nella frase “Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori” (così anche la versione spagnola e quella francese).

Questa domenica, 22 novembre, per noi di Villafranca non è solo la conclusione dell’anno liturgico con la Solennità di Cristo Re ma anche la nostra Festa patronale sotto il titolo di Santa Cecilia che vorremmo vivere con una certa solennità nonostante il periodo congiunturale non così favorevole. Il fatto che cada di domenica aiuta sicuramente a vivere questo momento in modo più comunitario nel quale metteremo insieme riconoscenza e richiesta d’intercessione: affideremo ancora una volta la parrocchia alla nostra patrona a lei dedicata. Pubblichiamo la preghiera che verrà letta in tutte le S. Messe in questo fine settimana perché possa essere pregata anche personalmente e in famiglia:
O Santa Cecilia, che hai cantato con la tua vita e il tuo martirio, le lodi del Signore e sei venerata nella Chiesa quale patrona della musica e del canto, aiutaci a testimoniare, con la nostra voce e con le nostre opere, quella gioia del cuore che viene dal fare sempre la volontà di Dio e dal vivere con coerenza il nostro ideale cristiano. Amen.
 

Quasi senza accorgercene con la Festa Solenne di Cristo Re dell’Universo stiamo concludendo l’anno liturgico che ha accompagnato un tempo di particolare fatica umana e sociale, ma anche cristiana ed ecclesiale. In realtà, a motivo del Corona Virus, ci troviamo ancora dentro una situazione che vorremmo superare presto, ma allo stesso tempo da cui vorremmo imparare cose nuove: atteggiamenti di maggiore vicinanza, capacità di aiuto e comprensione reciproca, riscoperta della spiritualità e della forza della preghiera, nuovi stili di solidarietà e di chiesa fraterna. La preghiera del Rosario in questo triduo in Santuario, rivolto a Maria Madonna della Salute e Madre delle Grazie ci ha stimolati e incoraggiati a continuare a chiedere aiuto al Signore per interpretare con fiducia cristiana il momento presente e il nuovo anno liturgico che si apre con il tempo forte dell’Avvento in vista del Natale di Gesù. Viviamo nella speranza l’attesa del Signore che promette ancora di venire per abitare tra noi!

Continua il nostro cammino verso il nuovo anno liturgico (29 novembre con la 1^ domenica di Avvento che porterà la novità del Messale rinnovato. Anche in questa edizione dei 7 Giorni un approfondimento.
(Parte II)
Un Messale per tutti. Il Messale è un libro per tutta l’assemblea celebrante. Chi lo prende in mano e ne sfoglia le pagine durante la celebrazione dell’Eucaristia è colui che la presiede (il vescovo o il presbitero presidente). Ma chi mette in atto lo “spartito” in esso contenuto è tutta l’assemblea, che riconosce nei testi e nei gesti proposti dal Messale una via sicura per abbeverarsi alla sorgente della fede.
Papa Francesco, nella sua prima enciclica, affermava: «La fede ha bisogno di un ambito in cui si possa testimoniare e comunicare (…). Per trasmettere tale pienezza esiste un mezzo speciale, che mette in gioco tutta la persona, corpo e spirito, interiorità e relazioni. Questo mezzo sono i sacramenti, celebrati nella liturgia della Chiesa» (Lumen Fidei, 40). L’uscita del nuovo Messale Romano in lingua italiana (3ª edizione), in questo senso è una sfida per le nostre comunità. Infatti i sacramenti, e in particolar modo l’eucaristia, sono «l’abito della fede».
L’uscita del nuovo Messale è un’opportunità per riscoprire questo dato fondamentale, è una preziosa occasione anche per riprendere in mano alcuni aspetti “non nuovi” della riforma conciliare ai quali forse finora non abbiamo dato la dovuta considerazione. Si tratta di accogliere il nuovo libro liturgico come uno stimolo per le nostre comunità a interrogarsi sul nostro modo di celebrare: il Messale, anche quello precedente, offre non solo norme e testi liturgici ma il modello di Chiesa, di comunità consegnatoci dal Vaticano II. È a partire da questo modello di Chiesa che possiamo imparare a celebrare e, nello stesso tempo, è dalla celebrazione che emerge il volto genuino della Chiesa (cf. SC 2).
Cristo e la Chiesa soggetti del celebrare. La liturgia come partecipazione attiva è un concetto dogmatico che cambia completamente il profilo ecclesiale: quando si celebra l’Eucaristia, non c’è un solo ministro, ma ce n’è più di uno; tutti viviamo un coinvolgimento comune. Il Nuovo Messale restituisce la Comunione come rito della Messa, come momento di incontro di Cristo con la Chiesa: in effetti, se ci pensiamo bene, stare in comunione significa anche stare vicino. Perché tutta l’assemblea possa abbeverarsi alla sorgente eucaristica, è necessario che alcuni si pongano al servizio di tutti per predisporre il rito della Messa, in modo da rendere possibile una partecipazione corale. La presenza nelle nostre comunità di un “gruppo liturgico” è un aiuto importante perché l’Eucaristia domenicale possa costituire un vero luogo di comunione, nel quale attivare tutti i linguaggi e tutti i ministeri necessari alla manifestazione del Mistero di Cristo e della Chiesa.

Dialogando tra sacerdoti abbiamo visto opportuno dare un segno forte di fronte alla situazione di pandemia che ancora preoccupa e condiziona profondamente le persone e le famiglie: lavoro, scuola, relazioni, amicizie, sport, ma anche percorsi catechistici e formativi. Pensavamo di affidare questo difficile momento alla Madonna delle Grazie in prossimità del giorno della Madonna della Salute. Concretamente vi invitiamo nel nostro Santuario a pregare il Santo Rosario giovedì 19, venerdì 20 e sabato 21 novembre alle ore 15.30. La proposta è aperta a tutti.

La presenza delle nostre suore è per noi quasi scontata, con il rischio di perdere di vista l’importanza preziosa che ha il loro esserci tra noi. Prima del servizio (tra l’altro in tanti ambiti pastorali e non solo nella custodia del Santuario) è ancora più importante la testimonianza che ci danno: la priorità di Dio nella vita che innerva di bene e di amore le relazioni e gli impegni quotidiani. Carissime Suor Franca, Suor Imelda, Suor Palmazia, Suor Florinda, continuate a donarci questo segno di cui ogni comunità cristiana e ogni battezzato ha bisogno. Festeggeremo insieme il loro ‘si’ di consacrazione martedì 17 novembre, S. Elisabetta d’Ungheria, nella S. Messa delle 8.00 in Santuario, con il rinnovo dei voti. Auguri! Vi accompagniamo riconoscenti con una sicura preghiera.

Domenica 22 novembre per noi di Villafranca non è solo la conclusione dell’anno liturgico con la Solennità di Cristo Re ma anche la nostra Festa patronale sotto il titolo di Santa Cecilia che vorremmo vivere con una certa solennità nonostante il periodo congiunturale non così favorevole. Il fatto che cada di domenica aiuta sicuramente a vivere questo momento in modo più comunitario nel quale metteremo insieme riconoscenza e richiesta d’intercessione. Avremmo voluto ricordare in modo particolare Padre Gianfranco Verri, mancato qualche mese fa, autore della bella pala dedicata a S. Cecilia nell’altare a lei dedicato nella nostra chiesa parrocchiale, ma con i famigliari abbiamo preferito spostare in avanti questa commemorazione. Il prossimo fine settimana affideremo ancora una volta la nostra parrocchia alla nostra patrona.

Forse, fra le tante notizie, vi è giunta voce che dalla prima domenica di Avvento (29 novembre) cominceremo a usare un nuovo Messale, più precisamente è la terza edizione del Messale Romano che è stato editato in latino e tradotto in italiano dalla conferenza Episcopale Italiana. Ci offriremo ogni domenica una tappa di avvicinamento attraverso una piccola riflessione sulla liturgia e sul suo senso per noi cristiani, ma preciseremo le novità più significative, almeno quelle che ci interessano maggiormente come popolo di Dio, riguardanti le preghiere e le parti della celebrazione in cui veniamo direttamente coinvolti.

 

LA NUOVA EDIZIONE DEL MESSALE ROMANO (Parte I)
Con la prima domenica di Avvento 2020 verrà introdotto il nuovo Messale. Si tratta della terza versione in lingua italiana, dopo quella del 1973 e del 1983. Cosa cambierà? Prima di entrare nel vivo delle novità contenute in questa terza edizione, così tanto attese da tutti, è bene illustrare il significato profondo del rinnovamento liturgico inaugurato dal Concilio Vaticano II in relazione alla celebrazione dell’eucaristia.
Prima tra tutte la funzione peculiare del sacerdote che dopo il Vaticano II è passato dal ruolo di unico celebrante all’essere presidente, colui che presiede l’assemblea. Questa novità del Concilio ha inaugurato una prospettiva del tutto nuova. Si è passati dal prete “officiante” al celebrante che guida l’assemblea alla partecipazione. Il sacerdote che presiede, infatti, è chiamato a creare una correlazione tra Cristo e l’Assemblea. Da una parte egli rappresenta Cristo che agisce con la sua grazia, dall’altra “in persona Christi” edifica la comunità nella quale Cristo stesso si fa presente attraverso i sacramenti. “Celebrare significa rendere un luogo pieno di gente, vuol dire costruire il corpo di Cristo radunandosi, riunendosi. In quest’ottica il Messale ci fa fare l’esperienza profonda della Messa come atto comunitario. Tutti stanno dentro l’azione rituale del Messale, perché la Messa è l’azione di tutta la Chiesa.

Questo fine settimana ci porta alla Solennità di Tutti i Santi che quest’anno coincide con la domenica. E’ una saggia tradizione prepararci a questa festa con una bella confessione. Le parrocchie della nostra Unità Pastorale offrono una possibilità questo sabato pomeriggio 31 ottobre:

• a Villafranca dalle ore 15.00 alle 18.30 in chiesa parrocchiale

• a Taggì di Sopra dalle 15.00 alle 16.00

• a Taggì di Sotto dalle 15.30 alle 16.30

• a Ronchi dalle 16.30 alle 17.30.

Dopo aver consultato le amministrazioni locali abbiamo visto che è possibile vivere il consueto appuntamento di preghiera in cimitero in ricordo dei nostri defunti. Questa domenica, 1 novembre avremo una celebrazione della Parola commemorando i nostri cari alle ore 15.30 con la benedizione delle loro tombe. Lunedì 2 novembre avremo pure una Eucaristia in suffragio di tutti i defunti sempre in cimitero alle ore 15.30. Ricordo che si può anche applicare l’indulgenza plenaria per i nostri defunti (alle condizioni che conosciamo).

Sulla scia del bell’incontro di giovedì scorso dedicato alla presentazione della missione diocesana in Etiopia, attraverso la testimonianza di don Nicola De Guio, questa settimana abbiamo un ultimo momento riflessivo e di preghiera offerto dal nostro Padre Jean Luc. Sempre all’interno di un momento orante ci propone una riflessione molto legata al tema di quest’anno (“Tessitori di Fraternità”) dal titolo: Fratelli tutti, tra rifiuto e accoglienza. L’appuntamento è questo giovedì 29 in Santuario a Villafranca alle ore 20.30.